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Vigne e Vignette

01/11/2008
Due o tre cose circa l'antica parentela tra la madre del vino (la vigna) e una sua spuria filiazione (la vignetta): l'arte figurativa eredita dal Nettare degli Dei l'amore per la vita e il gusto per lo sberleffo in tre libri (due pubblicati e un terzo in corso di stampa...)

Se nel vino sta la verità, secondo quanto già Greci e Romani asserivano, nel vino sta anche un bel pezzetto d’arte figurativa: nel vino come ispirazione, nel vino come soggetto, nel vino – talvolta – come committenza (l’arte applicata è beninteso arte anch’essa).
Un segmento importante di arte figurativa – a torto considerata “minore” – è riassumibile in una parola, “vignetta”, che ha poi molto e direttamente a che fare col vino, o meglio, con la sua madre, la vigna: perché la vignetta si chiama così proprio perché, nell’Ottocento, questi disegnini d’arte applicata erano incorniciati... da tralci di vite, ovvero, appunto, da piccole vigne!

E siccome chi beve acqua non può far cose buone (teste Orazio), e notoriamente tutti i bevitori d’acqua, malvagi, perirono durante il diluvio, l’arte dei vignettisti si è sposata sempre più spesso col vino, producendo per esempio tre diversissimi libri come quelli dei quali ci occupiamo adesso: “Vignettando”, a cura di Alessandro Molinari Pradelli (Casamassima Libri, Udine, 2006), interviste e vignette sul vino di 44 grandi disegnatori; “Vignette di Buon Gusto dalle collezioni di Vincenzo Buonassisi” (Unione Italiana Vini editrice, 2007), catalogo di una mostra mercato di disegni sul vino e sul gusto, a volte di grandi artisti, offerti nei decenni al grande giornalista e gastronomo (due attività che, quando esercitate al meglio, spesso si incrociano, come dimostrò Orio Vergani, principe del giornalismo e fondatore dell’Accademia Italiana della Cucina) ed a sua moglie Anna Pesenti, che sarebbe stata poi a capo dell’Istituto dello Spumante Metodo Classico Italiano; e per concludere l’ultimo, ancora in stampa, del “nostro” Omar Di Monopoli, l’autore delle vignette enoiche su “Alceo”, dedicato a “Papà Baccus”.

“Vignette di Buon Gusto” è, dicevamo, un catalogo: per decenni, gli amici artisti che si recavano da Vincenzo ed Anna li omaggiavano di un disegno, generalmente inerente il mondo del vino o della tavola; poi Buonassisi commissionò vignette e disegni per lanciare la propria rivista, “Civiltà del bere”, ed Anna Pesenti, quando fu a capo degli Spumanti Metodo Classico, indisse un concorso sul tema “Bere lo spumante”.
Anche gli originali di queste vignette e di questi disegni entrarono a far parte della collezione Buonassisi-Pesenti; messe in mostra, queste opere sono state raccolte in catalogo e vendute; il libro che ne è risultato, curato da Molinari Pradelli, è una delizia del gusto e dei gusti. Ci sono disegni di pittori, disegnatori, umoristi che vanno da Giuseppe Novello a Jacovitti, da Salvatore Fiume a Luca Crippa, da Umberto Domina a Guido Clericetti, da Osvaldo Cavandoli (Cava) a Mario Carotenuto, da Franco Bruna a Luca Vernizzi.

Storie disegnate, disegni raccontati. All’insegna di un poetico buon bere e buon gusto, appunto. Con un brindisi al grande Buonassisi...

Più ambizioso, ed anche di maggior formato, è “Vignettando”, sempre di Molinari Pradelli: interviste sul bere con artisti e loro disegni e/o vignette. Da Altan a Crepax, da Bozzetto a Staino, da Calligaro a Giannelli, da Echaurren a Fremura, da Bucchi e Krancic, 44 disegnatori, vignettisti, pubblicitari, grafici e pittori (e spesso tutte queste cose insieme...) confessano all’autore il proprio rapporto col mondo del bere e della buona tavola.

E per concludere in bellezza, Omar Di Monopoli col suo “Papà Baccus”, che dalle pagine di “Alceo” trasmigra in un libro: il vino fa buon sangue e buon umore nelle sue coloratissime vignette; niente a che vedere col feroce pessimismo dei suoi romanzi (“Uomini e cani” e “A ferro o fuoco”) o del suo cortometraggio, “La caccia”. Perché si sa, ci sono le ombre, ma ci sono anche la luce e i colori...