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Valentino Valentini: "Comunità migliori radicate su un territorio migliore!"

01/03/2009
Valentino Valentini
L’Associazione Nazionale Città del Vino è una rete di Comuni, Provincie, Parchi e Comunità Montane a vocazione vitivinicola, depositari di almeno una Doc o Docg. Nata nel 1987 dalla passione di un primo gruppo di 39 Sindaci, oggi l’Associazione rappresenta un circuito di oltre 569 enti locali, idealmente un itinerario attraverso l’Italia dei borghi storici,  delle città d’arte, di mare e di montagna e di ogni singola Città con una storia enogastronomia da raccontare.
A presiedere l’organizzazione più vasta e capillare nel settore vitivinicolo italiano dal 2006 è Valentino Valentini, giovane sindaco di Montefalco (Perugia), 37 anni appena compiuti, impegnato in politica dal 1995, prima come Consigliere comunale, poi eletto Sindaco nel 1999 e rieletto nel 2004.
Il legame tra Valentini ed il vino è, inoltre, rappresentato da una piccola impresa Vini Montefalco da lui fondata, ma come nasce, presidente Valentini, la sua passione per il vino?

La mia conoscenza e la mia passione per il vino, per tutto quanto il vino rappresenta dal punto di vista culturale, storico, alimentare, economico, nascono da quando sono stato Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Montefalco e nel 1996 delegato per la prima volta a rappresentare questo Comune nell’Associazione Città del Vino. E’ iniziata così per me un’esperienza entusiasmante che mi ha permesso di conoscere direttamente i territori del Vino italiano.      

l’Associazione è per il mondo del vino italiano un interlocutore importante. Dopo oltre venti anni di attività, a livello nazionale ed internazionale, come vede il sistema vitivinicolo italiano, è competitivo sul mercato globale?
L’Associazione è nata a Siena il 21 marzo 1987, per volontà di un gruppo di sindaci che decisero di dar vita a questo sodalizio per contribuire a rilanciare l’immagine e la qualità del vino italiano, compromessa dallo scandalo del vino al metanolo, che nei mesi precedenti aveva provocato ben 19 vittime e infermità anche permanenti. L’idea fondante fu quella di organizzare un “movimento” che potesse sostenere le imprese vitivinicole nella promozione del vino ma al tempo stesso individuava già allora nel valore del territorio la carta da giocare per lo sviluppo delle aree rurali; un’idea che oggi trova riscontro nello sviluppo del turismo enogastronomico, nella nascita di oltre 100 Strade del Vino, rafforzata dai successi quantitativi e qualitativi del vino italiano sui mercati e dal crescente interesse dei consumatori verso il vino. La straordinaria crescita culturale del mondo che ruota intorno al vino ha consentito di realizzare nel corso degli ultimi anni un salto di qualità che oggi si manifesta attraverso una sempre più diffusa consapevolezza, sia tra gli amministratori pubblici e tra i Sindaci, sia tra i vignaioli e i produttori, che al centro c’è il valore del territorio, il suo rapporto con il prodotto, e la conseguente necessità di saperlo tutelare, salvaguardando le sue peculiarità ambientali e paesaggistiche.
Questo insieme di elementi costituiscono il “brand” che il vino italiano può spendere sui mercati internazionali. La sua competitività non può essere misurata solo sul fronte dei prezzi; sarebbe una battaglia persa. Il valore aggiunto di questo mix, ambiente, territorio, vitigni, cultura locale, gastronomia, vignaioli, rappresenta la nostra carta da giocare.
Ormai la riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato in Europa è una realtà, che piaccia o meno, e da questa importante riforma dobbiamo partire per capire quale futuro avrà il nostro comparto vitivinicolo.
Intanto dovremo assimilare la “rivoluzione” delle Denominazioni. Dalle vecchie Doc passeremo alle future Dop. E’ vero che il Ministero per le politiche agricole assicura che le Denominazioni attuali, comprese le Garantite, resteranno; ma la riforma, che è stata studiata per privilegiare il mercato, rischia di penalizzare la vitivinicoltura italiana che basa la sua forza sul rapporto tra vino e territorio. La riforma, infatti, apre ampi spazi a vini anonimi; basti pensare che sarà possibile indicare per i Vini da Tavola il nome del vitigno e l’annata, senza avere alcuna garanzia sulla possibilità di avere controlli efficienti che garantiscano che quel determinato vino è prodotto proprio con quel vitigno vendemmiato in quel preciso anno. Sarà un vino fatto dai commercianti e non dai vignaioli, che invece subiranno un danno da tutto questo.

I nuovi mercati che si aprono al consumo del vino, in questi tempi essenziali per i produttori nazionali ed europei, richiedono un approccio e strategie diverse da quelle cui eravamo abituati, soprattutto a livello di comunicazione. Qual è la sua opinione riguardo la comunicazione del vino in Italia?
Credo che gran parte della comunicazione si realizzi attraverso i tanti eventi che si svolgono oggi un po’ ovunque, e che possono aiutare la promozione del territorio e stimolare l’enoturista a scoprire nuove opportunità di viaggio. Certo, questo non basta a comunicare il vino e le sue terre, anche se, dati alla mano del nostro Osservatorio, il 46% delle aziende interpellate nel corso del nostro monitoraggio affermano di aver visto aumentare il proprio fatturato dalle visite in cantina. Questo è un segnale importante, soprattutto per le piccole e medie realtà e al tempo stesso uno strumento di comunicazione eccellente.
Il consumo del vino risente, ovviamente, della crisi che stiamo vivendo e, in passato, anche di politiche dei prezzi non troppo avvedute. Il consumatore cerca un buon rapporto tra qualità e prezzo; questa è una delle discriminanti più importanti, almeno per quanto riguarda il mercato italiano.
A livello internazionale la competizione si sposta su altri fronti. Resta vincente il rapporto stretto da prodotto e territorio.

Mission dell’associazione è, tra l’altro,  la tutela delle territorialità e dello sviluppo delle città legate a produzioni vitivinicole di qualità da perseguire attraverso progetti e iniziative. Quale il bilancio degli ultimi anni?
L’attività dell’Associazione si sviluppa in tre grandi filoni.
Il primo è politico e istituzionale, con una vera e propria attività di carattere politico diretta a favorire lo sviluppo dei territori rurali intervenendo sui temi che regolano la vita del mondo del vino italiano ed europeo, presso le Regioni, il Governo e i Ministeri di riferimento (Ambiente, Politiche Agricole, Salute) sulle questioni più generali. Due esempi: la nuova OCM vino, il nuovo regolamento europeo che regola la produzione e il commercio del vino in Europa, e la prevista riforma della legge 164 sulle denominazioni di origine.
Il secondo filone è promozionale dei territori del vino attraverso il rapporto diretto con i Comuni associati, coinvolgendoli nella realizzazione di progetti, programmi, eventi, iniziative promozionali. Vorrei ricordare a questo proposito due eventi in particolare, Calici di Stelle e la Selezione del Sindaco, manifestazioni di promozione della produzione vitivinicola di qualità, ormai di grande richiamo, di anno in anno sempre più efficace volano di diffusione della conoscenza del buon vino e nello stesso tempo di valorizzazione delle nostre migliori produzioni.   
Terzo ambito, quello della realizzazione di progetti che, pur avendo respiro nazionale, possono avere ricadute locali. Mi riferisco, ad esempio, all’attività dell’Osservatorio sul turismo del vino, che realizziamo in collaborazione con Censis Servizi o l’elaborazione del Piano regolatore delle Città del Vino, ovvero aver introdotto, già da oltre un decennio, nel dibattito sullo sviluppo locale, elementi di riflessione ma anche strumenti operativi concreti da mettere a disposizione dei Comuni per favorire una buona e corretta gestione del territorio, tema indispensabile se vogliamo che i nostri territori siano belli, accoglienti, tutelati e costituiscano vere e proprie calamite che attraggono turismo di qualità e nuove ricchezze.
L’Associazione in venti anni ha realizzato moltissimi progetti, organizzato eventi ed iniziative, promosso convegni ed incontri, sollecitato Governo, Parlamento e Istituzioni pubbliche sui più importanti temi che interessano la filiera vitivinicola, costruendo attorno al suo “marchio” un vasto consenso e accrescendo il suo ruolo di interlocutore tecnico e politico. Alla data del 1 gennaio 2009 l’Associazione conta 569 comuni soci, a cui dobbiamo aggiungere anche i soci straordinari, ovvero 14 Province, 5 comunità montane, 7 Strade del vino, per un totale di 603 Enti territoriali. Rappresentiamo il 7% del Comuni Italiani, ma ben il 90% delle denominazioni di origine.

Una figura femminile rappresenterà  le Città del Vino per l’anno 2009. Il bozzetto vincitore del concorso, indetto dall’Associazione per trovare l’immagine del manifesto che ogni anno accompagna l’attività istituzionale, è opera del leccese Pierpaolo Gabello. Qual’è il messaggio che vuole trasmettere?
L’opera di Pierpaolo Gabello è stata scelta su oltre 900 bozzetti giunti in sede da tutta Italia, e realizzati sia da professionisti della grafica, sia da semplici appassionati che hanno avuto voglia di cimentarsi in questa singolare competizione. Molti erano i bozzetti degni di attenzione, ma quello di Gabello ci è sembrato il più originale e innovativo, anche se trasmette un messaggio dai contenuti, come dire, tradizionali: il vino, il paesaggio, l’ambiente, la cultura locale rappresentata dalla bella figura femminile vestita dell’abito della festa tradizionale. Un tratto moderno che però sa trasmettere valori antichi. In più un omaggio alle donne, protagoniste anch’esse dei successi del vino italiano.

L’attualità ci porta ad approfondire il tema della cosiddetta ‘tolleranza zero’, con riferimento all’abbassamento del limite alcolemico nel sangue di chi guida. E’ questo il modo adeguato per affrontare, ed eventualmente risolvere, il problema degli incidenti stradali?
Leggi e limiti sono necessari, ma non garantiscono la soluzione definitiva di questo specifico problema, che ha implicazioni più complesse. Non credo che basti abbassare il livello di tolleranza dell’alcol dell’etilometro. Occorre puntare anche e soprattutto su programmi educativi al consumo consapevole, attuare nuove e originali esperienze di conoscenza del vino, di partecipazione della cultura del vino. Uno strumento utile come l’etilometro, per esempio, potrebbe essere proposto in modo da sollecitare il senso di responsabilità di ciascuno, magari donato a fine pasto ai clienti dei ristoranti, in modo che, prima di mettersi in viaggio, possano valutare e riflettere su quanto hanno bevuto. Oppure si può comunicare sempre di più l’importanza del “guidatore designato”, colui che fa un piccolo sacrificio, a cena beve solo acqua, e si preoccupa di guidare l’auto al ritorno dalla festa.
Il problema non è il vino. Il problema sta nella mancanza di educazione, di cultura, di rispetto, di valori positivi... Lo sballo del sabato sera non è figlio della cultura del vino.

L’enogastronomia,  ed il vino in particolare, rappresentano il secondo criterio di scelta del nostro Paese come destinazione turistica. Nelle politiche promozionali di Città del Vino un posto di primo piano è occupato anche dallo sviluppo dell’enoturismo, in che modo?
Ho già accennato al nostro Osservatorio sul turismo del vino. Alla recente Bit di Milano abbiamo presentato il settimo Rapporto che approfondisce il tema dell’uso di Internet da parte delle Strade del Vino italiane e di come l’enoturismo impatti sulle economie locali e, in particolare, sull’attività delle imprese vitivinicole. Ebbene, per Internet possiamo dire che lo strumento è usato bene solo da una piccola parte di Strade del Vino; occorre far maturare maggiore esperienza in questo campo anche perché l’uso Internet dimostra di essere lo strumento più usato per programmare viaggi nei territori del vino, o comunque per testare prezzi e offerte.
Con il Rapporto annuale, che realizziamo in collaborazione con Censis Servizi, anno per anno monitoriamo questo specifico settore del turismo italiano che, sappiamo bene, ha grandi potenzialità e può costituire per molti territori un importante strumento di sviluppo sociale ed economico. Per questo sollecitiamo una più efficace gestione delle Strade del Vino in Italia, perché siamo convinti che l’integrazione tra territorio, cultura, vino, gastronomia, ambiente sia strategica per favorire un turismo di qualità, sostenibile per i territori e in grado di produrre ricchezza per i suoi abitanti, siano essi produttori vitivinicoli, ma anche ristoratori, albergatori, gestori di attività ricettive, operatori turistici, ecc.
Su questo fronte stiamo ancora lavorando; dal 1 febbraio è on-line un nuovo portale internet: www.stradedelvinoitalia.it. Si tratta di uno strumento di servizio anche di carattere commerciale per il consumatore-viaggiatore, in grado di relazionarlo con la Strada che lo interessa e coi i produttori, siano essi aziende agricole, vitivinicole, di prodotti tipici, agriturismi, ristoranti, ecc.
Inoltre, intendiamo consolidare l’esperienza del Forum sulle strade del vino e il turismo enogastronomico, che abbiamo inaugurato tre anni fa. Vogliamo farlo diventare un appuntamento annuale utile a fare di volta in volta il punto della situazione e al tempo stesso monitorare lo stato di salute delle Strade del Vino italiane, i punti di forza e di debolezza, le opportunità legate anche alle politiche europee. Insomma, dei veri e propri “stati generali” del turismo del vino.


Territori del vino, loro storie e tradizioni. Il Primitivo di Manduria ed il suo territorio hanno recentemente fatto capolino sul palcoscenico dei ‘terroir’ più famosi del mondo enologico italiano. Ha avuto modo di degustarlo, con quali sensazioni?
Più volte ho potuto apprezzare la potenza di questo vino; in particolare quando abbiamo organizzato la nostra Convention d’autunno che si tenne, nel 2005, proprio nelle terre del Primitivo. E’ sicuramente un grande vino, capace di esprimere la forza della terra che lo genera. Qui sta la differenza e il valore dei nostri vini: in qualunque territorio si producano, ne sanno esprimere carattere e identità.


Pongo anche a lei, come consuetudine di questa rubrica a chiusura dell’interessante incontro, l’ultima domanda: in una frase, cos’è per Valentino Valentini il vino?
Il vino ha assunto negli anni un ruolo sempre più fondamentale nella mia vita. Il vino è spesso al centro della mia attività di amministratore pubblico, ancor più da quando ho l’onore di essere il sindaco di Montefalco, una Città del Vino che si specchia nel “suo” Sagrantino; del resto, molte delle azioni amministrative del nostro Comune fanno riferimento al vino, che si parli di sviluppo locale, di turismo, di gestione del territorio, di tutela ambientale, di programmazione in definitiva. E poi il vino è anche al centro dell’attività imprenditoriale della mia famiglia, visto che con mio padre ho la fortuna di produrre Sagrantino. Così esperienze, formazione, progetti, lavoro sono per me sempre più collegati al vino e al mondo del vino, che mi piace e mi appassiona.