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Un'ottica europea per l'agricoltura

01/11/2009
Paolo De Castro ci spiega perchè ci sono buone ragioni per sentirsi agricoltori d'Europa...

Incontriamo Paolo De Castro, già Ministro all’Agricoltura del Governo Prodi, oggi presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento europeo.
La sua nomina è stata accolta con entusiasmo dal mondo agricolo, prestigioso incarico affidato ad un italiano, un pugliese di grande esperienza e professionalità: una garanzia per l’agricoltura europea, ed italiana in particolare.

Senatore De Castro, la sua presidenza in una legislazione fondamentale per costruire l’Europa riveste un’importanza straordinaria, poiché le decisioni assunte in questo mandato, daranno definizione e sostanza agli indirizzi ed alle risorse che animeranno la politica agricola comunitaria dopo il 2013.
La Commissione europea propone di tagliare del 10-15% le risorse destinate al comparto agricolo, circa 10-15 miliardi in meno. La PAC (Politica Agricola Comune) è ancora difendibile?
Il Parlamento europeo ha recentemente preso visione della bozza della comunicazione della Commissione europea sulla revisione del budget UE 2008/2009. Un documento che, seppur non ufficiale, introduce alcune prime avvisaglie preoccupanti per la politica agricola comune dei prossimi anni e sulle risorse finanziarie che ad essa verranno assegnate. Viene evidenziata la necessità di rafforzare il contributo dell’agricoltura alla lotta al cambiamento climatico, di preservare competitività e redditività del tessuto produttivo, di rispondere alle aspettative della società rispetto ai temi della qualità alimentare, della biodiversità, del benessere degli animali, dell’uso delle risorse idriche. Appare paradossale che, a fronte di questa visione, si parli di riduzione significativa di risorse e ancor più paradossale appare l’intento di anticipare e limita re con la revisione di bilancio la riforma della PAC del 2013, il cui percorso formale sarà lanciato solo il prossimo anno.
Al tempo stesso il documento introduce una riflessione sul ridimensionamento degli strumenti d’intervento della Pac.
Penso che, al contrario di quanto indicato dalla Commissione, occorrano risorse finanziarie adeguate per proseguire sulla strada che porta all’eliminazione delle inefficienze e delle distorsioni ancora presenti negli strumenti della Pac. Tutto ciò favorendo una relazione più diretta tra sostegno e produzione di beni pubblici, ma nel contempo, tenendo presente che la continuità dell’attività agricola rappresenta un perno sul quale fondare una prospettiva concreta e imprescindibile attraverso la quale affrontare le grandi emergenze del futuro: sicurezza alimentare, cambiamento climatico, equilibrio nella relazione tra offerta alimentare e risorse naturali.

Quali le azioni per rendere più efficace la prevenzione e la gestione delle crisi, affinché i produttori possano meglio sostenere il loro reddito in una situazione non facile?

I segnali che oggi vengono dai mercati e l’inedita esperienza di una volatilità dei prezzi mai sperimentata negli ultimi decenni, ci inducono necessariamente a continuare a utilizzare tutte le misure in nostro possesso per stabilizzare il mercato e, al tempo stesso, ad aggiornare la nostra riflessione sul futuro delle politiche per il settore agricolo.
Tutto ciò richiede un orientamento dell’intervento pubblico che sia in grado di intervenire in presenza di profonde crisi di mercato, che sia in grado di promuovere i valori collettivi legati all’agricoltura, che sia in grado di favorire uno sviluppo equilibrato dei territori rurali. Dobbiamo guardare al futuro con politiche di medio-lungo periodo e fare tutto il possibile per individuare e introdurre nuovi strumenti di gestione delle crisi di mercato e di copertura degli agricoltori dai rischi legati alla estrema volatilità dei prezzi agricoli.
Un terreno di riflessione di fondamentale importanza all’interno del più ampio dibattito sul futuro della PAC che oggi, con il meccanismo della codecisione, vede attribuito al Parlamento un protagonismo maggiore che in passato.

Quella introdotta da Bruxelles il 1° agosto 2009 è una riforma OCM vino che cerca di porre termine a trent’anni di spreco di denaro pubblico. Si è saputo cogliere il momento favorevole e attuare una profonda riforma che passa attraverso una serie di norme atte a riequilibrare il mercato disincentivando la sovraproduzione vinicola, contenendo la pratica dello zuccheraggio (che resta non praticabile in Italia, al contrario considerata giustamente «sofisticazione»), l’eliminazione dei sussidi destinati alla distruzione delle eccedenze, etc..
Cos’altro c’è di buono in questa riforma e cosa può ancora essere migliorato?

Il negoziato comunitario sulla riforma della organizzazione Comune del mercato del vino, avviatosi nel giugno del 2006 con la presentazione di una Comunicazione della Commissione e conclusosi nel secondo anno di attività del precedente Esecutivo Prodi, ha reso possibile il raggiungimento di un accordo migliorativo rispetto alla prospettiva iniziale. Ciò è avvenuto grazie all’inserimento di alcuni importanti elementi che hanno accolto le richieste avanzate dall’Italia e concertate nell’arco dell’intero negoziato.
In tal senso, l’aumento significativo delle risorse per l’Italia e l’introduzione di importanti misure per rafforzare la capacità competitiva nei mercati internazionali sono testimonianze del buon lavoro svolto in sede nazionale. Una riforma che si è concretizzata in un compromesso che si è rivelato, fortunatamente, sostanzialmente migliorativo rispetto alla formulazione iniziale. Un aspetto che poteva essere migliorato a salvaguardia dei produttori che puntano sul profilo qualitativo, riguarda sicuramente l’etichettatura e la valorizzazione delle produzioni di qualità, fronte sul quale abbiamo rappresentato l’opportunità di una maggiore incisività.

Quali i vantaggi per i territori del mezzogiorno d’Italia e per il Salento, e quali le iniziative da perseguire per dare fiducia e speranza alle aziende agricole meridionali?

Il settore agricolo, ha ricevuto, in questi ultimi anni, significative sollecitazioni dai cittadini in relazione all’importanza assunta dai temi della sicurezza alimentare, dell’ambiente, del benessere degli animali, della tenuta demografica di molti contesti territoriali. E parlare di globalizzazione, di nuove regole, di sviluppo rurale, di diritti dei consumatori, significa declinare espressioni diverse di una nuova competitività delle aziende agricole.
Ed è in quest’ambito di prospettive che emerge tutto il potenziale dell’agricoltura meridionale che per caratteristiche, tradizione e qualità dei prodotti dispone di un patrimonio enorme sul quale poter far leva per rispondere alle nuove esigenze dei consumatori ed essere motore dello sviluppo locale.
Le prospettive future per la realtà agricola meridionale, caratterizzata spesso da limiti strutturali e organizzativi, saranno legate alla capacità di affermare ovunque la qualità delle produzioni e le loro caratteristiche distintive.
Su questo fronte emerge la necessità di un supporto delle politiche pubbliche, a partire da quelle europee, che favorendo tale orientamento devono accompagnare l’agricoltura del mezzogiorno nell’ambizioso obiettivo di divenire un motore e un importante momento di qualificazione dell’intera agricoltura mediterranea.

Concludendo, Senatore, ci indichi una buona ragione in più per sentirsi agricoltori europei…

È da oltre mezzo secolo che l’Europa rappresenta per gli agricoltori europei la loro casa. Del resto mercato unico, moneta unica, sono scenari che gli agricoltori hanno incontrato ben prima dell’Unione economica e monetaria.
Ecco perché è necessario mantenere la politica agricola tra le politiche comunitarie e di continuare a farne un baluardo per gli agricoltori europei che hanno a cuore il destino di una risorsa come l’agricoltura, strategica nella costruzione di una prospettiva di sviluppo sostenibile della nostra società moderna.
In tale ambito penso che la definitiva entrata in vigore del Trattato di Lisbona e il conseguente maggiore protagonismo del Parlamento UE dovuto all’introduzione della procedura di codecisione in materia agricola, rappresentino un’occasione importante per dare, anche se in una prospettiva di rinnovamento, continuità e vigore a questa politica, ancora straordinariamente attuale per la sua capacità di intercettare bisogni fondamentali della società europea.
C’è una buona ragione in più per sentirsi agricoltori europei.