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Tre libri.

01/11/2009
Diversissimi, accomunati dal tema: la vite ed il vino.

“Il Primitivo nella provincia di Taranto”
(Manni, 64 pagine, 10 euro) è un libretto bilingue (Italiano e Inglese) dedicato al vitigno (e relativo vino...) che nell’ultimo decennio si è affermato come il più rappresentativo della Puglia. Nel libretto, riccamente illustrato, si ripercorre la storia del Primitivo, dalle ipotesi e leggende alla certezza: che cioè, selezionato da un canonico di Gioia del Colle, a fine ‘700, si sia poi acclimato (e molto bene) nell’area tra Sava, Manduria e dintorni. Nel libro si esamina anche il terroir e la sua influenza, insieme con le modalità di vendemmia e vinificazione, si passano in rassegna la crescita produttiva e commerciale e le note colturali, si esaminano, relativamente al Primitivo di Manduria doc, le sue tipologie (classico, dolce naturale, liquoroso dolce, liquoroso secco), si forniscono tre sfiziose ricette. Testi a cura di Francesco Minonne, botanico.
“Il fascino antico e nuovo dei vini dolci di Puglia”, del medico e sommelier Giuseppe Baldassarre, che inaugura la collana “Sfizi a saggi” dell’editrice Graficom di Matera (pp. 120, 15 euro), prende in esame un segmento ormai trascurato della vinificazione pugliese, celebre un tempo per i bianchi, inventrice di rosati di successo, poi rilanciata da grandi rossi: quello, appunto, dei vini “dolci” – definizione ambigua, perché assomma vini molto diversi tra loro, anche per modalità produttive (dai liquorosi agli speciali, dai passiti ai botritizzati, dai “semplici” moscati alle vendemmia tardive eccetera...). Fra questo dolci, il celeberrimo – anche se in crisi produttiva ed a rischio estinzione Moscato di Trani doc, l’Aleatico di Puglia doc (una doc che copre l’intera Regione, anche se adesso ci sono pure il Gioia del Colle Aleatico doc ed il Salice Salentino Aleatico doc) ed il nostro Primitivo di Manduria nelle tre tipologie dolce naturale, liquoroso dolce naturale e liquoroso secco (le ultime due più che altro virtuali).
Note su vitigni e vini e riproduzione di etichette completano, insieme a suggerimenti per abbinamenti non scontati (almeno per il grande pubblico) questo piacevole volume, dichiaratamente inteso a rilanciare la produzione di questi vini trascurati dal grande potenziale...
Parla - anche - di vino, ma parla sopratutto per immagini il libro album di grande formato orizzontale che Luigi Mangione, farmacista e fotografo, ha dedicato ed intitolato a “Vigneti di Puglia, tripudio di luce e di colori” (Congedo Editore, 160 pagine, 33 euro), con centinaia di fotografie a colori che colgono incredibili aspetti cromatici dei vigneti nel ciclo delle stagioni. Il libro, essenzialmente fotografico, è corredato da prose liriche sul vino e da saggi sul vino nella storia, nella scienza, nella medicina e nella letteratura di autori vari (ce n’è anche uno mio sul vino nell’antichità). Mangione – autore già di splendidi libri fotografici su Taranto vecchia, sul Mar Piccolo, sui muretti a secco e sugli ulivi di Puglia – davvero dipinge con la luce, cammina per le campagne con passo da contadino ed occhio da fotografo, come scrive Antonio Biella, è capace di appostarsi per ore su uno scorcio che gli interessa e lo emoziona, in attesa di una luce particolare.... e se non la trova, ci torna giorno dopo giorno fino a quando non cattura il momento con gli effetti cromatici e luminosi che aveva immaginato...
Il risultato è una antologia di scatti irripetibili ed inimitabili, una galleria di pitture che trasformano un grappolo, un tralcio, una foglia di vite, o un insieme di filari, in quadri ricchissimi di forme, colori, sensazioni e poesia...
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