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Storia della Gastronomia - L'Hedyphagetica di Quinto Ennio

01/03/2010
Sulla scorta della ricognizione di Archestrato, a due secoli e passa di distanza, uno dei padri della Letteratura latina, Quinto Ennio da Rudiae, messapico di nascita, tarantino di cultura, romano di elezione, compose intorno al 189 a.C. una “sua” guida gastronomica, in esametri latini, palesemente ispirata, fin dal titolo, al capolavoro di Archestrato: si tratta dell' Hedyphagetica, titolo grecizzante (non si dimentichi che di Ennio, poiché possedeva tre lingue - osco, greco e latino - fu detto che aveva tre cuori...) che vuol dire, a un dipresso, I buoni bocconi (l’opera di Archestrato, conosciuta come La Gastronomia, si intitolava Hedypatheia ).
Un brevissimo scampolo è rimasto di quest'opera, che in base a quel che se ne è tramandato celebrava le delizie della grande cucina tarantina e magnogreca e ripercorreva le tappe del Mediterraneo per suggerire per ogni località degna di nota le specialità alimentari, in particolare, come ricorda Ateneo, « innumerevoli generi di pesci » e specificando « quale arrosto e quale salsato abbia ottimo sapore ». Qui indubbiamente Ateneo ha in mente il Cazio oraziano, quando espone i precetti della sua « tenuis ratio saporum ».
C'è poi da notare che, fino al manuale di Catone, al solo in parte parodistico Orazio, e poi fino al trattato di Apicio, i temi gastronomici in senso stretto scompariranno dalle Lettere latine (o, perlomeno, da quanto ci è stato tramandato, poiché sappiamo di altri autori di gastronomia, quali, in età cesariana, Mena Ambivio, Marco Licinio e Caio Mazio).
Ecco i versi superstiti, cui segue una ipotesi di traduzione (adattata, non senza scarti e differenziazioni, dalla versione di Gianni Race, che segue la lezione del Warmington; restano oscuri alcuni passaggi, per i quali la versione di Race non ci convince...).

Hedyphagetica

Omnibus ut Clipea praestat mustela marina.
Mures sunt Aeni asperaque ostrea plurima Abydi.
Mitylenae est pecten caradrumque apud Ambraciae finis.
Brundisii sargus bonus est, hunc magnus si erit sume.
Apriculum piscem scito primum esse Tarenti.
Surrenti elopem fac emas, glaucumque apud Cumas.
Quid scarum praeterii cerebrum Iovis paene supremi?
Nestoris ad patriam hic capitur magnusque bonusque:
melanurum turdum merulamque umbramque marinam.
Polypus Corcyrae, calvaria pinguia acarnae,
purpura, muriculi, mures, dulces quoque echini...

I buoni bocconi Davanti a tutti sta la mustela marina di Clupea.
Sono di Eno i moscardini, aspre e più numerose le ostriche di Abido.
Il pettine è di Mitilene e si trova anche presso il canale d'Ambracia.
Buono è il sarago di Brindisi, se lo trovi grande, compralo.
Sappi, il miglior pesce porco [l'apriculus] è di Taranto.
L'elope di Sorrento fa' d'acquistare, il glauco presso Cuma.
Come ho dimenticato lo scaro, quasi cervello del supremo Giove?
Nella patria di Nestore, qui si prende grande e buono,
così il melanuro, il tordo di mare, il labro e l'ombra del mare,
il polipo di Corcira, i calvari pingui, acarne,
porpora, conchigliette, murici, anche dolci ricci...

(13. continua)