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SE SON ROSE fioriranno...

01/11/2006
Ho appena concluso il mio solito itinerario post-vendemmia.
Ogni anno, in questo periodo, accompagnato dal direttore commerciale, visitiamo i nostri clienti abituali per presentare i prodotti della nuova annata, per capire di cosa possano aver bisogno e, più in generale, per assumere coscienza di dove sta andando il nostro mondo enoico.
E’, forse, il momento più importante di tutto un anno di lavoro che ognuno per la sua parte ha svolto nell’ambito della filiera e deve essere ben speso se vogliamo trarre il maggior reddito possibile dalle prossime vendite e, al tempo stesso, accontentare al meglio, per la massima fidelizzazione, i nostri amici-clienti.
L’impressione, dopo due anni di ombre, è che si comincia ad intravedere un po’ di luce. Sarà solo un fatto contingente legato alla particolarità dell’annata?
Certo, abbiamo un ottimo prodotto in cantina. Se, da una parte, abbiamo assistito ad un decremento della produzione, dall’altra, c’e stato, nei vigneti, un tempo di maturazione fenolica delle uve lento, lungo e all’insegna del bel tempo che ha consentito l’espressione di colori, profumi e gusti molto pregnanti. In cantina abbiamo potuto lavorare con calma, scaglionando i conferimenti e mantenendo i mosti per il giusto tempo negli autovinificatori, sfruttando al meglio tutte le tecnologie più avanzate. Purtroppo, non sempre queste condizioni favorevoli si verificano, pur cercando ogni anno di migliorare i calendari della vendemmia per tipologie, zone e quant’altro.
Da questo lungo “giro d’Italia” appena compiuto si può confermare quanto da tempo andiamo ripetendo ai nostri soci: il vino buono si vende ed anche abbastanza bene.
Ogni cliente ha le sue esigenze specifiche che dobbiamo rispettare, ma tutti, per buono, intendono un vino dalle elevate qualità organolettiche, salubre e sicuro, di forte identità territoriale.
Aldilà dei convegni e delle solite parole, è questo un concetto di qualità concreto, quello che ha riscontro su tutti i mercati: locale, nazionale, internazionale.
Il discorso vale sicuramente per la bottiglia che assume un valore evocativo particolare, ma è altrettanto valido per la vendita diretta in azienda o per qualche cisterna correttiva di produzioni meno pregiate di altre regioni d’Italia.
E’ ormai generale la coscienza del buon bere, come dimostrano tutti i dati che confermano, per l’imbottigliato, l’aumento del consumo per i vini di qualità, a fronte di un forte decremento dei vini da tavola poco qualificati. 
E’, quindi, su questo concetto di qualità che va parametrato il giusto rapporto qualità/prezzo; pertanto, se un vino buono e sicuro può avere un prezzo contenuto perché, oramai, possono farlo dappertutto e si dovrà tener conto di una concorrenzialità derivante da un forte abbattimento dei costi di produzione; un vino dalla spiccata identità territoriale deve avere una collocazione di mercato che non sia svilente, perché inimitabile. Il consumatore è consapevolmente disposto a pagare un po’ di più per avere un particolare prodotto che sfugge ad una ormai prevalente omologazione del gusto e delle abitudini. L’alternativa è che, costando poco, quel vino sia o non buono, o poco sicuro, o falsamente identificato.
In realtà, esiste una altra ipotesi per spiegare come, per esempio, un Primitivo doc o igt  si trovi nei supermercati a prezzi stracciati: forse, in tal caso, la materia prima (il vino) è stata venduta a basso prezzo ad imbottigliatori che hanno un interesse relativo alla affermazione duratura di quel prodotto secondo la logica mercantile del “mordi e fuggi”.
Nel pieno rispetto dell’indipendenza commerciale di ciascuno, è arrivato, dunque, il tempo di riuscire a stabilire un prezzo minimo base orientativo per produzioni di sicuro pregio. Non dovrebbe essere difficile se teniamo conto che il 90% del vino sul nostro territorio è nelle cantine sociali cooperative.
Intese strategiche di tal genere sarebbero di buon auspicio per sinergie più interessanti da sviluppare in ambito internazionale, dove la concentrazione dell’offerta è ancor più importante e non solo per prodotti di pregio.
Chi lo sà, se son rose fioriranno!!!