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Se il giallo incontra il rosso

01/07/2005
dialogo con Andrea Pinketts, caso unico nel panorama nostrano di scrittore che accomuna critica e pubblico sguazzando con intelligenza tra televisione trash e librerie importanti...

Un «funambolo della scrittura»? Oppure un «anarchico della parola»? Probabilmente entrambe le cose. Una miscela di eleganza e di disinvoltura linguistica rendono i romanzi ed i racconti di Andrea Pinketts inimitabili. Per questo lo scrittore milanese è molto amato in Europa (soprattutto in Francia ed Inghilterra), mentre nel nostro paese i pinkettsiani ormai non si contano più. Ho conosciuto Andrea due anni fa, in occasione dell'uscita del romanzo Nonostante Clizia che ho poi recensito per «Il Tempo». Da allora è nata una bella amicizia ed una profonda stima. Un mese fa è uscito nelle librerie L'ultimo dei neuroni , un «romanzo di racconti», - così lo definisce lo stesso autore-, in cui trovano spazio racconti surreali e «degenerativi» come «Passami la lingua» nel quale «un vampiro anziché succhiare sangue si impossessa della saliva delle sue vittime, perché è un baciatore professionista». O come Ultime cartucce a Cattolica , dove, come spiega ancora Pinketts, «si narra la storia di un odio profondo tra due ultranovantenni, i quali, non appena la donna che hanno amato entrambi per una intera vita viene a mancare, decidono di sfidarsi a duello. Decidono di sparare le ultime cartucce della loro vita».
Andrea, ci siamo reincontrati sulle pagine del quotidiano «Il Tempo», ed ora ci ritroviamo su quelle di Alceo Salentino. Vedi, non voglio proprio smettere di parlare di te e del tuo nuovo libro L'ultimo dei neuroni.
«Ti ringrazio, evidentemente il mio libro ti è piaciuto molto!»
Come gli altri che hai scritto, del resto. Ricordiamo ai nostri numerosi lettori cosa racchiude questo volume.
«Raccoglie 13 racconti in cui ironia, divertimento ed orrore si mescolano assieme ad un gioco di contaminazioni letterarie. Contaminazioni che traggono linfa vitale dal mondo televisivo, da quello dei fumetti, dal genere horror nonché dal noir»
Come sei approdato a questo titolo così insolito?
«Semplice: paragono i Neuroni alla popolazione indiana degli Uroni, una tribù del continente Nord americano oramai 'in riserva'»
In che senso ‘in riserva’?
«Nel senso che ormai siamo arrivati alla frutta, culturalmente parlando intendo…»
In effetti, di scrittori intelligenti in Italia ve ne sono rimasti assai pochi. So che i tuoi fans ti adorano. Tu invece?
«Anch'io li amo… Forse anche troppo… Per esempio, qualche anno fa ho commesso l'errore di riportare il mio numero di telefono sui uno dei miei romanzi, ragion per cui continuo ad essere tempestato da telefonate di persone che generalmente poi incontro»
Come sarebbe a dire?
«Sì, perché le invito a venirmi a trovarmi al Trottoir (storico locale milanese, n.d.r.) luogo in cui scrivo le mie opere. Questi lettori poi diventano figure quasi familiari, perché non si limitano ad incontrarmi una volta sola. Naturalmente, ogni tanto viene a trovarmi anche qualche psicopatico»
Parlaci del tuo rapporto con la Puglia.
«Adoro questa regione per vari motivi: per prima cosa sono molto amico della casa editrice foggiana Fux Brothers, per la quale ho curato alcune presentazioni librarie sia a Milano che a Bari. Poi ho avuto molte fidanzate ad Ostuni e Brindisi (ma la lista è molto più lunga, n.d.a)»
Mi par di capire che frequenti questa nostra bella regione abbastanza frequentemente.
«Sì, quando c'è la possibilità di poterlo fare, quando magari mi invitano a qualche manifestazione»
I personaggi dei tuoi romanzi sono molto «alcolici» (vedi su tutti Lazzaro Sant'Andrea ). Come il loro autore del resto... Quando nasce questa grande passione per l'alcool ma soprattutto per il vino?
«Nasce quando ero molto piccolo grazie a mia nonna, che era trentina (è morta a novant'anni bevendo un bicchiere di vino, proprio come avrebbe fatto un Cosacco). È chiaro che il vino me lo son ritrovato a tavola sin da subito…»
Il vino col passare degli anni è diventato un alimento insostituibile?
«Assolutamente. Oggi, il mio rapporto con il vino è ottimo; tant'è vero che ogni anno vengo invitato ai così detti incontri dell'autore con il vino, che si tengono sia in quel di Lignano Sabbia D'oro sia nella Langhe. Qui lo scorso anno, ad esempio, io ed altri scrittori noir come Giorgio Faletti e Carlo Lucarelli, siamo stati chiamati a scrivere un microracconto che avesse a che fare con il vino. Un miniracconto che doveva essere inserito nello spazio riservato all'etichetta, su bottiglie ovviamente numerate. Due anni fa, invece, in una rassegna dalle parti di Rovereto, ho presieduto ad una sorta di disputa tra la regione veneto e la regione trentino per l'assegnazione della paternità dell'eccellente Marzemino, tanto decantanto da Mozart. Io ho rivestito il ruolo di giudice in mezzo a musicologi, enologi e storici».
Com'è andata a finire la contesa?
«Ho assegnato un ex aequo, perché uno dei due librettisti dell'opera era Casanova, il quale, in realtà, aveva rotto tutti i rapporti con il Veneto, fuggendo proprio da Venezia. Ragion per cui, il Marzemino a cui alludeva lui è probabilmente quello trentino. Fatto sta che i due vini, pur avendo nomi identici, sono molto diversi l'uno dall'altro.»
Del Primitivo Doc di Manduria invece cosa ci dici?
«Lo conosco e ne apprezzo la bontà da moltissimi anni. Amo, come i lettori possono immaginare, il 'Gran rosso', dal gusto corposo e dalla gradazione piuttosto alta…»
So che alcuni giorni fa hai portato lustro all'Italia. Ti va di parlarcene?
«Volentieri: sono stato a Parigi dove ho vinto in importante Slam letterario dal titolo Pol-Art ('Pol' sta per poliziesco, n.d.r.). si tratta di una competizione tra 12 scrittori europei tradotti in francese»
A settembre ti rivedremo in Tv?
«Mi stanno facendo diverse proposte che valuto di volta in volta. Sto tuttavia evitando le più gravose, tipo reality show sparsi su isole varie…»
Per quale motivo?
«Tu riusciresti a vivere su un isola per tre mesi di seguito?»
No di certo…
«Nemmeno io!»