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A proposito di Jacovitti

01/03/2010
un cartoonist prestato (anche) al vino...

Per i lettori ormai di una certa età (sigh!), Benito Jacovitti, in arte Jac, meglio conosciuto come “Lisca di pesce” è un personaggio ben noto: per i personaggi dei suoi fumetti (dai celeberrimi Pippo Pertica e Palla, i “Tre P” dell’immediato dopoguerra, allo strampalato cow boy Cocco Bill, al più sfigato dei giustizieri mascherati emuli di Zorro, Zorry Kid), per le sue esilaranti (e talvolta caustiche) vignette, per il suo Diario Vitt, che ha accompagnato generazioni di studenti più o meno svogliati, strappando loro un sorriso persino nelle mattine più fosche e nell’imminenza di una orrida versione di Greco o di un terrificante compito di Matematica, persino quando vi si annotava, fra maledizioni ai professori, scarabocchi e numeri di telefono, l’ennesimo due di picche ricevuto dalla ragazzina dei sogni di turno...

Autentica colonna portante del settimanale cattolico per ragazzi “Il Vittorioso” (1937/1966), del quale il fortunato Diario Vitt, che si sarebbe anche potuto tranquillamente chiamare Diario Jac, era una costola, alla fine degli anni Settanta Jacovitti interruppe la propria collaborazione col mondo cattolico - ed anche l’amato Diario Vitt - in seguito alla pubblicazione di vignette erotiche molto spinte in una rivisitazione del Kamasutra intitolata Kamasultra. E fu così, tra l’altro, che dalle riviste cattoliche approdò a Playmen.
Esce ad aprile, presso Stampa Alternativa, una raccolta di vignette a volte feroci, a volte dolceamare, sempre divertenti, realizzate fra gli anni 40 e 50 in cui Jac fotografa il fascismo, l’Italia sotto il fascismo e il fascismo sotto gli Italiani... Il titolo è jacovittesco quanto mai: Eia eia baccalà, i testi sono di Goffredo Fofi e Anna Saleppichi. Jac, che amava definirsi un estremista di centro, ero uno spirito libero e scanzonato, ma tutt’altro che disimpegnato. Nel 1948, nel momento in cui si doveva decidere se l’Italia doveva passare ad Est o rimanere in Occidente (sarà anche vero che la scienza non si mette ai voti, ma la geografia, specie quella politica, sì...) realizzò manifesti anticomunisti di rara potenza ed umorismo; memorabile quello per i Comitati Civici: «trasforma il pugno di Mosca in un pugno di mosche»... poi su un manifesto che aveva disegnato per la Dc scrisse in piccolo, di lato, “abbasso il Papa”, e ricoprì la scritta con un tratto di pennarello; ma la scritta si notò dal retro, e la Dc non gli commissionò più disegni. Analoga disavventura gli capitò con “Linus”, pionieristica rivista di fumetti che tra fine anni 60 ed inizio anni 70 aveva virato verso un rosso politicamente molto acceso.
Il direttore Del Buono (era il 1973) aveva invitato Jac - massimo talento umoristico italiano - a collaborare, ma ai lettori (e a molti redattori) della rivista la cosa non andava giù: fioccavano lettere di protesta ed insulti, e persino minacce di morte. Jac li prese per il... per i fondelli, va’: in una tavola, disegnò una copia della rivista appesa ad un gancio al posto della carta igienica; qualche occhiuto redattore se ne accorse e la censurò, e “Lisca di pesce” ne approfittò per mandarli tutti affan... viaggio e dimettersi.

Al grande Jac ed ai suoi salamini a due gambe, che imperversavano insieme a vasi da notte deambulanti in ogni vignetta, ricordo che si ispirò palesemente negli ahimé remoti anni del liceo un formidabile disegnatore, vignettista e “storico” demenzial-satirico, una delle colonne del mitico e longevo giornale studentesco “La Sferza”, che si firmava “Nicolaus Mons Burrus, rerum scriptor”, e che siglava Nik le sue vignette che, in anni di povertà anche tecnologica, non venivano riportate nel giornale a stampa ma erano supplementi manoscritti... poi purtroppo questo geniale personaggio si dedicò a studi medici, ed oggi s’occupa di dialisi e persino di idroterapia (orrore! fosse almeno una terapia alcolica!...).

Ma torniamo a Jacovitti. Alceo Salentino è venuto in possesso, sul mercato del modernariato, di un lotto di sessanta etichette di vino con coloratissime vignette realizzate dal grande Jac, che illustrano proverbi e modi di dire sul mondo della vigna e del vino. Furono realizzate nel 1971 per l’Azienda agricola Santa Margherita, per un vino ad 11 gradi (10,8 di alcool svolto) addizionato di anidride carbonica e commercializzato in inusuali confezioni da litri 1,750 sotto la denominazione di “Garanzia uva”. E all’amatissimo “Lisca di pesce” ha deciso allora di dedicare, anche nell’imminenza dell’uscita di questo suo libro postumo, la copertina. Per strappare ai suoi lettori una risata, nonostante i tempi calamitosi, giacché il riso - proprio come il vino- fa buon sangue.