Sei in: 

Presepi per tutto l'anno

01/11/2010
Ci sono luoghi dove il presepe non si dismette il giorno dopo la Candelora...

È terra di presepi, forse proprio perché l’albero francescano in Puglia attecchì direttamente dalle mani del fondatore, tanto che la presenza dei primi frati minori è del 1216 e la Provincia di Puglia rientrava tra le undici istituite da San Francesco nel 1217, anni precedenti, quindi, a quel 1223 che vide a Greccio realizzarsi l’evento, che avrebbe mutato le devozioni natalizie, diventando, probabilmente, la tradizione più popolare al mondo. È terra di presepi, il Salento, e se la cartapesta rappresenta il passato prossimo, il presente e (speriamo) il futuro artistico di questa tradizione, il passato remoto è legato ad una sorta di maggiore… stabilità.
Dura da Santa Lucia alla Candelora, per tradizione, il presepe: poi lo si rimuove. Nelle case, accuratamente, si conservano tere tutto il presepe a posto ha quasi il sapore della speranza di tornare a realizzarlo…
Ma se «Natale è ogni giorno», perchè mai rimuoverlo? Il passato remoto del presepe in Puglia, infatti, ci parla di ben altri manufatti artistici, difficilmente «impacchettabili».
«La magia del mistero dell’incarnazione e il miracolo della natività nel Salento è stato sempre vivissimo - dice un sito internet che invita i cibernauti a recarsi in Terra d’Otranto. E se il merito di aver diffuso il presepe in Puglia è di Stefano Pugliese da Putignano, la comparsa dei Presepi monumentali, che avviene con la fioritura della statuaria in pietra, la si deve soprattutto a Nuzzo Barba da Galatina (1484) e al leccese Gabriele Riccardi, l’autore del presepe del Duomo di Lecce realizzato in pietra leccese e precursore di un nuovo stile, meno struggente e sentimentale». Tre nomi di artisti, dunque, per questi monumenti della prima ora: è bello cercarli nel Salento; è esaltante se li trovi a pochi chilometri l’uno dall’altro, in un concentrato che, fino a poco tempo addietro, nessuno sospettava potesse esistere.
Sono a Grottaglie, a Oria, a Torre Santa Susanna: sono visibili anche oltre la solennità che rievocano, rispettivamente nella Chiesa del Carmine, a Santa Maria di Gallana, a Santa Maria di Galaso.
Nell’importante complesso monumentale del Carmine a Grottaglie, intanto, ecco il «famoso altare, dorato e ornato di pitture, dedicato alla natività del Signore Salvatore, che con innumerevoli statue scolpite egregiamente rappresenta il presepe di Betlemme». È questo il presepe realizzato da Stefano da Putignano, che decise di firmare l’opera alla base del bambinello. «Stephanus Apuliae Poteniani me celavit», si legge e gli studiosi, comparando le opere, hanno sostenuto che ci troviamo di fronte al «più sicuro e meglio conservato dei presepi di Stefano». Furono dunque, ben spesi quei soldi dal committente Turco Galeone di Grottaglie «nell’anno di salvezza 1530»: a circa mezzo millennio dalla sua realizzazione, quel presepe emana un fascino incredibile e conferma il paradigma che caratterizza il presepe pugliese rispetto a quello napoletano.
«I Presepi pugliesi - è stato egregiamente sostenuto - hanno un’impaginazione compositiva pressoché costante. Nei più completi tra essi, il gruppo della Sacra Famiglia, di grandezza all’incirca al naturale, è collocato in una grotta, in alcuni casi ricavata dalla viva roccia sommariamente sbozzata, in altri ottenuta con l’accostamento di pietre, legate o non dalla malta. Sull’estradosso della grotta - è stato ancora osservato - sono rappresentate le scene dell’Annuncio ai pastori e della Cavalcata dei Magi (quest’ultima si snoda di solito da una porta di città). Entrambe sono accompagnate da una pittoresca e multiforme folla di figure umane e di animali, talora esotici, che compongono gustose scenette di genere». Ma ciò che più attrae, nel presepe di Stefano da Putignano, sono le figure del bambinello, di Maria e di Giuseppe: una sapiente gestualità e una cura dei particolari sono capaci davvero di «comunicare il mistero» dell’incarnazione di Dio nei suoi molteplici aspetti, collegando il divino all’umano.
Fu tutta opera di Stefano o il maestro si fece aiutare? Gli studiosi non si pronunciano in maniera definitiva, ma c’è chi ricorda: «Nel gruppo centrale la Vergine Maria sembra accostarsi alla scultura di Pietro Alamanno del presepe di Carbonara, per le pieghe del panneggio, la mirabile tornitura delle mani e le squisite fattezze del volto; ma è più sinteticamente concepita e depurata degli elementi estremamente decorativi e sfarzosi di questi artisti nordici».
È il volto della Vergine, dunque, che invita il visitatore a sostare ancora nella chiesa di Grottaglie, ma il tour dei presepi cinquecenteschi deve proseguire: basta percorrere infatti 25 chilometri circa (quelli che separano la cittadina jonica dalla messapica Oria), ed eccoci di fronte ad un altro splendido manufatto coevo del presepe di Stefano.
Siamo nella chiesa di Gallana, poco fuori città, poco all’interno sulla direttrice che conduce a Latiano; siamo sul tracciato dell’antica via Appia e in questa chiesetta, che reca i segni del VI, come del IX-X secolo, ecco un’altra Natività in pietra: Giuseppe a destra e Maria a sinistra sono in atto di adorazione del Bambino in fasce. Il sospetto è sempre stato che si trattasse di un’opera importante del XVI secolo. Di recente la conferma, grazie a Giuseppe Malva, che non ci si sbagliava: un’attenta comparazione dei dati del presepe oritano con quello di Galatina, ha fatto sì che lo studioso, confortato da altri esperti, attribuisse l’opera a Nuzzo Barba - «la cui attività documentata si pone tra il 1484 e il 1523, ma che non è improbabile abbia iniziato la sua carriera già verso il 1475-80», hanno scritto -; quello stesso che fu «al servizio dei conti Acquaviva d’ Aragona di Conversano (prima Giulio Antonio e poi Andrea Matteo), figure - ce lo ha ricordato Clara Gelao - di soldati umanisti tipici» dell’età rinascimentale.
Gli studiosi dei presepi pugliesi in pietra del XV-XVI secolo presentano quasi un tridente di artisti: Stefano da Putignano, Nuzzo Barba e Gabriele Riccardi. I primi due li abbiamo riscontrati in appena 25 chilometri di tragitto; compiendone altri nove soltanto, ecco che troviamo un presepe del Riccardi.
Siamo a Torre Santa Susanna, nella chiesa di Santa Maria di Galaso: anche qui vi è la conferma del paradigma del presepe pugliese, questa volta realizzato proprio dallo scultore ed architetto leccese (notizie dal 1524 al 1570), il cui nome è legato al Duomo ed a Santa Croce nel capoluogo salentino. «La natività, scolpita in rilievo e dipinta a tempera da Gabriele Riccardi di Lecce nel 1588, sta nell’ultimo altare del lato destro della Chiesa» avvertì Jurlaro circa 40 anni addietro e ricordò che «questa scultura, giudicata di mediocre fattura dal de Giorgi, è invece un utile documento per intendere certe proposte dell’arte locale che non sempre è da considerare artigianale. Attardata, ma non priva di certe espressività e, si potrebbe anche dire, dolcezza - osservò ancora -, nei punti centrali essa dovette raggiungere, con l’aiuto cromatico delle tinte originali oggi svanite e sgarbatamente rifatte, effetti vicini a quelli di certe sculture in ceramica dei grandi maestri toscani».
Il visitatore resta sorpreso dalle linee del volto delle Vergine; ancora più stupito rimane se legge, in alto a sinistra: “BETTALEM”. Sente, da credente, di essere giunto anch’egli nella Città di Giuda, sul limitare della grotta; sente pure, da viaggiatore laico, di aver fatto un itinerario nell’arte salentina del XVI secolo, tra 1530 e 1588. Un viaggio impensabile, anni addietro, quando ancora si pensava « che la Puglia nel Rinascimento fosse tagliata quasi del tutto fuori dai circuiti culturali più aggiornati». Ammirando Stefano da Putignano e Nuzzo Barba e Gabriele Riccardi, su consiglio di illustri studiosi, «dovrà probabilmente ricredersi dinanzi alla fitta rete di rapporti culturali che nel Quattro e Cinquecento vede al centro la regione». E come le Natività fanno immaginare una rinascita, così queste opere. «Porta alle ultime conseguenze il linguaggio rinascimentale. Dopo di lui, sarà barocco», scrive di Riccardi, Clara Gelao. Ed il Barocco per il Salento sarà secolo di splendore.