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Note a Margine - Alceo Luglio 2005

01/07/2005
Il nuovo romanzo di Gaetano Cappelli, uscito da Marsilio neanche un mese fa, è un perfetto manuale per tutti gli aspiranti scrittori del Belpaese. Raccontando la storia di un editor che trasforma in colossali successi di vendita e star televisive gli anonimi provinciali che gli hanno affidato il manoscritto: Cappelli ci accompagna senza imposture in un mondo, quello dell’editoria italiana, che sembra un girone dantesco. Autori-spazzatura da mezzo milione di copie che si danno arie di maestri di pensiero nei talk show televisivi. Vendette e rancori come in ogni segmento dello show-biz. E la comicità amara che sprigionano certe pagine di quest’ennesimo tassello alla grande commedia umana che Cappelli va componendo da quasi vent’anni: quella patetica moltitudine di scrittori che sacrificano affetti e la vita intera per scrivere romanzi e opere letterarie che mai alcuno sarà disposto a pubblicare, vuoi per l’assoluta bruttezza delle centinaia e centinaia di pagine stesse (bruttezza, ovviamente, neppure sospettata dall’autore), vuoi per la particolare tendenza editoriale del momento che non permette ad alcun editore di scostarsi dall’onda, pena la fuoriuscita dal mercato. Questo umorismo nero che Cappelli utilizza per raccontare le sfacchinate dei dattiloscrittari di tutto il mondo, insomma, può far riflettere più di una persona sull’opportunità di dedicare la propria esistenza a qualcosa di più proficuo e divertente che inguacchiare furiosamente fogli bianchi.

Ogni tanto, mentre sono in bagno e ho scordato di portare con me una qualche rivista, mi capita di leggere le etichette dei detersivi. Ieri ho girato tutta la casa e ho scoperto che, fra saponi detergenti, per la lana, per la lavatrice, per i piatti, per il pavimento, per le superfici lisce e per il legno, candeggina, shampoo, schiuma da barba, deodoranti, bagnoschiuma, creme, gel, dentifrici, sgrassanti e anticalcare: da noi almeno sedici litri di veleno puro biodegradabile solo al 90%, e in periodo che non credo inferiore a una cinquantina di anni, viene gettato in mare settimanalmente (tanto durano tutti questi prodotti nel mio prototipo d’ogni italico nucleo familiare). Facciamo pure che un qualche depuratore riesca a fermare quei 14,4 litri di sozzura (e comunque, c’è da rabbrividire a immaginare dov’è che vada a finire, per cinquant’anni, il blob letale: ché da qualche parte dovrà pur esser sistemato perché il depuratore stesso sia pronto ad accogliere i miei nuovi sedici litri di schifezze settimanali), resta comunque un litro e sessanta di sostanza tossica indistruttibile. Che moltiplicata per 48, quante sono le settimane di un anno, fa quasi 77 litri di mistura letale che sopravvivrà nei secoli in un qualche fusto di metallo, a voler essere ottimisti, ovvero, più semplicemente, sarà buttata a mare e che sia quel che sia. Moltiplicare 77 per 10 milioni di famiglie italiane dà come prodotto 770 milioni di litri di fango radioattivo all’anno non degradabile dalla natura. E dire che a volte, con quel piglio sempre un po’ signorile e svagato che c’abbiamo noi salentini, quando osservo strane bolle di sapone che mi galleggiano intorno mentre faccio il bagno a mare: mi stupisco e mi indigno. La prossima volta dovrò ricordare che, di quel sapone, soltanto io, ne butto a mare sedici litri ogni sette giorni.

È tempo di forum e di democrazia allargata, di assemblee e di partecipazione su tutti i temi della vita pubblica. C’è tutto un brulicare di tavole rotonde, dibattiti, prese di posizione, redazione di documenti ufficiali da consegnare solennemente al Nostromo Vendola.

Peccato però per certi siparietti che hanno già fatto ridere mezza Italia. Mi telefonano da Bologna. È mai possibile che pure con Vendola al governo non si riesca a fermare il potere eterno dei democristiani? Già. Vedere l’ottimo Boccia, studioso serio, ragazzo anche ironico e comunque integerrimo, vederlo che si fa indietro dal suo stesso partito della Margherita con la faccia un po’ schifata un po’ sollevata. Vederlo che si arrende alla logica Cencelli sempiterna, che lascia il posto a i Nuovi Mandarini democristiani, questa gente da diecimila voti e tutti di scambio, clientelari. Osservare ricomparire sulla scena pezzi di craxismo della peggiore specie col Nostromo che continua a sorridere come niente fosse e a inneggiare a Fanfani, Andreotti e altri pari Padri Fondatori: be’, è spettacolino piuttosto malinconico.