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Marco Sabellico, una passione vera per il Vino

01/07/2008
 ««l'autorevolezza di una guida enologica si costruisce con gli anni»

La rubrica di ALCEO Salentino dedicata ai personaggi che comunicano il vino, incontra Marco Sabellico, redattore del Gambero Rosso e vice curatore della guida Vini d'Italia. Esperto conoscitore del territorio pugliese, dei suoi vini e delle loro potenzialità.


Marco Sabellico, la sua passione per il mondo del vino dove affonda le radici?

Sicuramente nella mia famiglia. Mio padre, e ancor prima i miei nonni, possedevano vigneti e producevano vino e così il legame, l’amore e, crescendo, la voglia di saperne di più del vino mi sono stati trasmessi proprio dall’ambiente familiare.


Gambero Rosso nasce a metà degli anni ottanta da un’idea di  Stefano Bonilli.
Da sempre rivista ‘guida’ per il mondo enoico. Quando l’incontro con Marco Sabellico?


Nel 1990 mi occupavo di Slow Food a Roma - in quegli anni esisteva già un connubio tra Slow Food come movimento e Gambero Rosso come soggetto editore – erano gli anni in cui il Gambero Rosso stava crescendo: nato come piccolo supplemento di otto pagine ad un quotidiano nel 1986,  aveva impostato una sorta di rivoluzione nel modo di parlare di vino in Italia. Proprio allora, la testata cercava nuove energie, così mi sono ‘travasato’ da Slow Food al Gambero.
Una felice opportunità  offerta alla mia passione per lo  scrivere ed in particolare scrivere di vino, inoltre avevo la possibilità di lavorare a Roma, la mia città.


Nella ‘giungla’ delle guide/pubblicazioni sui vini d’Italia come guadagnare la credibilità e la visibilità?

Gambero Rosso è la prima guida a grande tiratura per i vini, possiamo definirci gli antesignani del settore, prima c’era solo il maestro Veronelli. Gli anni danno credibilità, stiamo lavorando alla 22a edizione: un team di circa 300 persone che assaggiano circa 30.000 vini per premiarne 300. E’ un lavoro che si svolge per 5 mesi, commissioni d’assaggio, viaggi nei luoghi di produzione in tutta Italia, un’attività che portiamo avanti con grande esperienza. Certo, esistono anche guide dove gli assaggi sono fatti da una sola persona che poi giudica. Il mercato ci riconosce una certa autorevolezza, oggi la guida è tradotta in inglese e tedesco e viene distribuita anche all’estero. E’ divenuta negli anni la guida di riferimento.


In concomitanza con lo svolgimento dell’ultimo Vinitaly, l’Espresso ha pubblicato un articolo che ha creato sconcerto. E’ giusto reprimere e stigmatizzare chi froda e tutelare il consumatore, ma è questa la maniera appropriata?

Sicuramente più cautela avrebbe giovato a tutti, ed in particolare al mondo del vino. Sarebbe stato opportuno attendere che gli esiti delle indagini fossero stati definitivi e che l’articolo fosse più circostanziato, sparando nel mucchio si è creato molto clamore, ma di fatto ad un mese dalla pubblicazione abbiamo visto come i fatti erano molto meno allarmati di quanto si fosse scritto… La concomitanza con l’evento del Vinitaly ha, purtroppo, ingigantito la cosa: la notizia ripresa dai quotidiani, dalle televisioni e dai media stranieri presenti per la manifestazione enoica, creando così uno spiacevole ‘effetto Chernobyl’. E se pensiamo al grande sacrificio e al lavoro svolti dagli operatori del settore, sono stati fatti grandi passi in avanti negli ultimi dieci anni nel mondo del vino, questo non ci voleva. Ma il fatto che vengano rilevate queste magagne, rappresenta che dietro c’è un sistema che funziona, è un conforto.


In questi ultimi anni assistiamo ad un proliferare in Puglia, nel Salento,  e soprattutto nell’area del Primitivo, di nuove aziende che si avvicinano alla bottiglia. A volte è difficile distinguere le aziende ben strutturate da quelle virtuali. Come Lei giudica questo fenomeno, rappresenta una crescita del territorio o, a volte, la fretta ed il pressappochismo invece di rappresentare sviluppo di un territorio possono lederne l’immagine?

E la risposta c’è già, sicuramente ‘la seconda che hai detto’, parafrasando una celebre battuta di Corrado Guzzanti. Soprattutto noi che facciamo le degustazioni e giriamo sul territorio, rileviamo ogni anno circa un 10% in più di nuove aziende: ad esempio, c’è il conferitore della cantina sociale che non conferisce più e si mette in proprio, crea un suo marchio. Come pure se un tipo di vino ‘tira’ nel mercato, come può essere per il Primitivo, la tentazione di provare l’avventura imprenditoriale c’è, ma molto spesso dietro non c’è un’azienda, una tradizione, ma una linea di imbottigliamento presa in affitto. Questo viene fuori anche dalla nostra curiosità di vedere dietro una bottiglia che storia c’è, quale territorio con i suoi saperi, etc. anche questo fa parte del nostro lavoro giornalistico di vedere, conoscere, controllare, noi scriviamo per i consumatori, come d’altronde accade già in parte nel giornalismo anglosassone.


La comunicazione del mondo del vino oggi sta cambiando, inoltre oggi la carta stampata non basta più, la diffusione di internet con la sua complessità ed interattività, permette di raggiungere anche coloro che non leggono le testate del settore. Ma comunicare circa un milione di etichette (tale è stimata la produzione in Italia), è impresa difficile. La sua esperienza cosa suggerisce per arrivare al cuore del consumatore, tra nuovi e tradizionali strumenti  di comunicazione?

La comunicazione del Gambero Rosso ha in un certo modo creato un nuovo modo di comunicare il vino: da uno stile paludato, un linguaggio per soli addetti ai lavori, ricco di paroloni ed aggettivi spesso incomprensibili con immagini poetiche ed allusioni letterarie, noi lo abbiamo trasformato in un linguaggio semplice, chiaro, alla portata di tutti, utilizzando il linguaggio quotidiano, rendendo facilmente fruibile a tutti il tema vino, non più per soli esperti con la E maiuscola che si esprimono con vocaboli non facilmente comprensibili al consumatore comune. In questo lavoro di ‘democratizzazione’ e di diffusione della comunicazione del vino abbiamo sempre utilizzato gli strumenti che il progresso tecnologico ha fornito anche nel mondo di media. I primi a lavorare con i computer negli anni ottanta, il sito internet di gambero rosso, uno dei siti italiani dedicati al mondo del vino più frequentati nel web, e proprio nella cornice del Vinitaly, abbiamo inaugurato un nuovo servizio on line che è Gambeo Rosso Vino, un servizio di schede di degustazione. Ancora i blog, i forum a tema, nuovi modi di comunicare sul web. Anche l’uso della televisione  in particolare del canale satellitare Gambero Rosso RaiSat, dove si racconta anche di vino semplicemente. In definitiva la scelta per uno strumento o l’altro poca importa, purchè sia utilizzato un linguaggio alla portata di tutti, anche per chi non ha frequentato corsi da sommelier o non ha una preparazione specifica, ma vuole conoscere di più sul vino e su di un tipo di vino. Comunicare il vino senza pomposità, schietti com’è il vino.


Il turismo enogastronomico è un fenomeno che si afferma sempre più, per un numero crescente di appassionati, è sintomo che l’Italia enoica sta crescendo?

Si, sta crescendo enormemente, basta leggere i dati che vengono rilasciati dalle associazioni quali MTV o Città del vino. Fra i consumatori c’è desiderio di avvicinamento alla fonte: la voglia, la curiosità di visitare quei luoghi d’Italia dove poter gustare vini ed  i prodotti tipici nel posto di produzione, conoscere meglio chi li fa,  magari perché hanno letto l’articolo che racconta una certa zona con le sue tipicità, le cantine da visitare, dove acquistare i prodotti,  cresce la voglia di turismo di territorio.
Va di pari passo con la crescita qualitativa dei vini di regioni come la Puglia anche la scoperta da parte degli eno-gastroturisti di questi territori interessanti. Sicuramente, sono avvantaggiati quei luoghi con una offerta ben organizzata, dove le strade del vino funzionano e la ricettività turistica è supportata da pacchetti ben proposti.
Le regioni del nord come la Toscana o il Piemonte sono favorite perché partite prima, ma il meridione con il Salento, Taranto, Castel del Monte, non mancano le attrattive culturali e paesaggistiche che possono attrarre e convincere il turista.


In Lei c’è oltre il vino, la cura per il bere miscelato (cocktail, aperitivi): è solo una reminiscenza giovanile o una vera passione?

Mantengo viva questa passione, perché è un mondo affascinante, ricco di suggestioni  che rimanda alla cultura, alla musica, al cinema, alla letteratura. Il mondo del bere miscelato ci aiuta a capire meglio il Novecento, stimola  la curiosità. Non è la fugace bevuta dei ragazzi al sabato sera, ma la voglia di approfondire e scoprire nuove miscele, alcune create da gradi Barman dietro le quali c’è tanto da capire e da raccontare.


Un pensiero per il Primitivo di Manduria, e per un territorio, quello salentino, che Lei conosce bene.

Il Primitivo di Manduria è un vino di grande fascino, un vino che è sempre stato come la gente vuole che sia un vino rosso: caldo, morbido, ricco di frutto, di sentori speziati. Il vino che prima era bevuto solo localmente ora è spinto verso platee sempre più grandi. Se poi pensiamo che il Primitivo è l’uva più piantata in America, lo Zinfandel che per qualche misterioso motivo è arrivato in California a metà dell’ottocento, capiamo che è una grande fortuna averlo in casa. È un dovere fare dei vini buoni con il Primitivo in un momento in cui il mercato richiede proprio questo tipo di vino.


La rituale ultima domanda: cos’è per Marco Sabellico il Vino?

Il vino è un modo per conoscere la realtà. È la chiave d’interpretazione della realtà, utile strumento per mettersi in comunicazione con la gente con chi lo fa e con chi lo ama.
Conoscersi e raccontare delle storie, tutto ciò avviene meglio se lo si fa davanti ad un bicchiere di buon vino, magari di Primitivo.