Sei in: 

La Passerina del Salento

01/07/2008
O Reisling Puglia, o Nebbiolo del Tarantino.
Questo è quanto potremmo leggere sulle etichette dei nostri vini se i pochissimi epigoni di una certa modifica dei disciplinari di produzione a tutti i costi dovessero imporre il loro volere.
Sia ben chiaro che nessuno è contro la libertà di produzione che rimane la strada migliore per il mondo vitivinicolo, ma si intende ancora una volta sostenere che l’unica difesa dall’aggressione dei vini extracomunitari e l’unica sostenibilità dei costi di produzione sempre più alti, oltre alla qualità, sia quella di una identità inimitabile che passi attraverso i vitigni tradizionali con un legame imprescindibile con il territorio di origine.
Che motivo avrebbe il consumatore di comprare il Traminer della Daunia? Più probabilmente acquisterà quello del Trentino.
In tal senso siamo in sintonia con gli sforzi della Regione Puglia che cerca di caratterizzare le nostre produzioni enoiche accomunandole alle diversità dei territori, ognuna con le rispettive specificità culturali, artistiche, paesaggistiche e gastronomiche. Anche nell’ultimo Vinitaly, abbiamo riscontrato che questa programmazione ha capacità di attrazione ed è il primo passo per affermare nel mondo un marchio Puglia accattivante, finalmente affrancato da quella brutta immagine delle cisterne che ne facevano un indistinto serbatoio per l’Europa.
In una eventuale modifica dei disciplinari, sarebbe, forse, il caso di eliminare dalle etichette alcuni vitigni internazionali la cui menzione è, oggi, consentita!
Vendere mille o diecimila bottiglie in più potrebbe significare svendere una lungimirante idea di sviluppo territoriale che tende a rendere stabile e duraturo il successo dei vini di Puglia.
Ciò che dispiace è che questa malintesa smania di liberalizzazione delle menzioni abbia contagiato, perfino, alcuni (per fortuna pochi) colleghi.
Dovremmo tutti coltivare la passione di interpretare, nei vigneti e nelle cantine, ciò che veramente ci appartiene per retaggio e tradizione. Solo così lasceremo un segno ed indicheremo una strada a chi ci seguirà.
E’ giusto sperimentare, trovare nuovi “tagli”, seguire tendenze e tenersi in continua sintonia con i mercati, ma ricordiamoci sempre che il nostro successo e dei nostri vini è nella nostra stessa identità.
Perciò, evviva la Passerina, ma non quella del Salento.