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Intervista al ministro De Castro

01/11/2007
L’On. Ministro Paolo De Castro, è stato più volte gradito ospite di ALCEO Salentino e delle manifestazioni promosse dal Consorzio Produttori Vini, conosce le potenzialità e le problematiche della sua terra d’origine, risponde dalle pagine del periodico ai quesiti che in questi tempi stanno attanagliando il mondo agricolo, in particolare quello vitivinicolo.

 Dopo diciotto mesi dalla sua nomina a Ministro della P.A.A.F., On Ministro cerchiamo di tracciare una sorta di bilancio della sua attività, ricordando quali sono gli obiettivi primari che si pone il Governo italiano per il settore agro-industriale in un contesto che non è più nazionale, ma comunitario e mondiale.

1. Come l’allargamento dell’Europa può essere un’opportunità per il marchio“made in Italy” sui mercati mondiali  rafforzando gli scambi, senza il rischio di subire un eccesso di import?

Nel nuovo contesto dell’Europa allargata l'agricoltura dei singoli Stati membri deve affrontare e condividere norme e regole evitando rischi di cristallizzazione delle differenze e dei divari tra Ovest ed Est e di possibili distorsioni di mercato.  In questo quadro legato ad una continua evoluzione della stessa politica comunitaria e dei modelli di produzione e di consumo di prodotti agricoli, saranno più competitive quelle agricolture che punteranno sulla vocazione millenaria, sul patrimonio e sulla tradizione gastronomica, ma soprattutto sulla qualità che deriva dal presidio dell'ambiente e del territorio. Per le caratteristiche che le sono proprie, l'agricoltura italiana e il nostro “Made in Italy” agroalimentare, avrà sicuramente potenzialità e  opportunità da sfruttare. Naturalmente questo vantaggio è speculare ad un rischio: se tali opportunità non verranno colte il risultato inevitabile sarà una drammatica perdita di competitività su tutti e tre i mercati: quello nazionale, quello unico europeo e quello mondiale.  La sfida è aperta e non c'è proprio tempo da perdere.


2. Quali possono essere gli “strumenti” per rendere forte e competitivo il settore agro-industriale del Paese, in modo particolare quello meridionale?

Il Governo con la Manovra Finanziaria 2007/09 è già intervenuto con un piano organico di interventi. Norme fortemente orientate all’impresa, alla competitività e alla sostenibilità dello sviluppo e misure orientate alla crescita dimensionale delle imprese (fusioni, aggregazioni). L’intervento più importante, tuttavia, è l’introduzione del credito imposta per l’internazionalizzazione delle imprese. Uno strumento innovativo, semplice ed efficace che darà forza alle imprese che credono e investono davvero sull’internazionalizzazione. Tale strumento promuoverà direttamente le imprese virtuose, e in misura maggiore le loro aggregazioni. In particolare saranno favorite quelle aree territoriali in cui i disavanzi e i ritardi strutturali hanno rallentato la crescita dei nostri prodotti agroalimentari, convinti che il primato della qualità dei nostri prodotti debba essere affiancato da un recupero di efficacia nell’organizzazione dell’offerta e nella gestione commerciale per riuscire a portare i nostri prodotti sugli scaffali della distribuzione e nei ristoranti di tutto il mondo.


3. La Commissione Europea e ben quattro riforme in pochi anni dell’O.C.M.. Qual’è il ruolo dell’Italia in Europa?

L’Italia crede nell’Europa e soprattutto nei valori delle politiche agricole comunitarie. Consenso, credibilità e soprattutto un metodo condiviso da un’Europa a 27 sono ingredienti indispensabili per affrontare in maniera organica e comune le possibili sfide future. Un concreto esempio di questo approccio è il negoziato appena concluso per  l’ultima Ocm ortofrutta dove stiamo lavorando in sintonia con gli altri Stati membri per un giusto ruolo e riconoscimento dei nostri prodotti.


4. Sul fronte O.C.M. vino, attualmente troppe risorse sarebbero destinate all'estirpazione indistinta e troppo poche alla ristrutturazione. Cosa può attendere il settore vitivinicolo, dopo la proposta giuridica della Commissione europea presentata a Bruxelles per l'Ocm vino?

La proposta di riforma dell’organizzazione comune del mercato vitivinicolo presentata a Bruxelles il 4 luglio scorso pur avendo parzialmente tenuto conto di alcune indicazioni avanzate dall’Italia assieme ad altri Paesi dell’area Mediterranea, ci pone nella prospettiva di un lungo e intenso lavoro negoziale. Nonostante i capitoli siano in  sintonia con la nostra linea negoziale ci sono elementi che dovranno essere oggetto di approfondimento, quali la liberalizzazione dei diritti di impianto e l’eliminazione della distillazione dei sottoprodotti. In particolare, nell’ottica di un sempre sostenuto sforzo per il riconoscimento e la tutela del nostro patrimonio agroalimentare di qualità, appaiono di scarsa efficacia le disposizioni riguardanti le denominazioni di origine. Quanto contenuto nella bozza Fisher Boel non appare infatti idoneo a tutelare sufficientemente i vini di qualità europei. Ora inizia un lungo lavoro al tavolo della trattativa. Il negoziato. Questo appuntamento impegnerà direttamente il Mipaaf e il Governo, ma sarà fondamentale il sostegno attivo e compatto del mondo produttivo e delle Regioni


5. On. Ministro, Lei ha chiesto al Presidente della Repubblica lo svolgimento di una Conferenza Istituzionale sull’Agricoltura, ce ne parli. A cosa tende, e quali prospettive può dare all’agricoltura meridionale, già provata dalla crisi in molti dei suoi settori?

Si, ho trovato consenso e sostegno del Presidente della Repubblica per dare attenzione al settore agricolo e il 19 luglio si è tenuto il Forum i inizio del percorso di una Conferenza istituzionale sull’agricoltura. L’idea è nata da un’iniziativa del Parlamento che ho condiviso e alla quale mi sono associato perché è necessaria una riflessione del paese sui nuovi ruoli che l’agricoltura deve avere nella società. Non è, quindi, una conferenza per ricordare al mondo tutte le crisi che investono questo settore che è in continua evoluzione ma vorrebbe essere un momento al più alto livello istituzionale per dire che l’agricoltura non è un settore che produce soltanto beni alimentari ma è una straordinaria opportunità per fare politiche ambientali, per rispondere agli imperativi di Kyoto, per dare risposte al problema dei cambiamenti climatici. L’agricoltura è strumento straordinario per poter attuare davvero una svolta di politica ambientale concreta e non generica nel nostro paese.


6.  La regione Puglia ed i suoi prodotti, negli ultimi tempi, hanno perso parte della loro visibilità a vantaggio di altre regioni meridionali, quali la Sicilia e l’Abruzzo. E’ solo la  conseguenza di una poco riuscita politica di promozione?

La nostra regione detiene indubbie potenzialità, nella complementarietà delle produzioni, nella dotazione dei porti e delle infrastrutture dei trasporti.
La fase che sta attraversando è solo una conseguente incapacità di rispondere in maniera pronta e flessibile alle esigenze di mercato. Occorre quindi capire la portata dei cambiamenti in una prospettiva almeno decennale e guidare un coerente piano di sviluppo e investimento affinché anche il modello organizzativo pugliese possa essere rilanciato e promosso.


7. Torniamo sul tema della comunicazione. Il prodotto vino è molto particolare  e la comunicazione che lo riguarda è ancora troppo tradizionale.
La Commissione europea ha proposto il 23 maggio un nuovo quadro normativo unico per la promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno e sui mercati dei paesi terzi.


La proposta risulta importante in quanto ha lo scopo di armonizzare e semplificare in un unico regolamento la gestione delle azioni coofinanziate dal bilancio comunitario. La nostra attenzione è quindi concentrata sulla “qualità” dei prodotti che ci consentirà di poter accedere ai fondi europei. I miglioramenti sono già riscontrabili nell’ultimo anno e sono certo che avanzamenti in tale direzione saranno alimentati da spinte produttive che interesseranno il mercato comunitario.


8. A conclusione di queste considerazioni da Lei svolte, quale può essere il pensiero, quasi uno slogan, da rivolgere e dedicare all’agricoltura salentina che Lei ben conosce, interamente considerata nei suoi comparti, non solo quello vitivinicolo.

Le eccellenze della produzione salentina sono indiscutibili e riconosciuti dai consumatori sia sul piano nazionale che quello mondiale. Si scontano però ancora gravi ritardi strutturali e  organizzativi che le imprese ancora sono costrette a fronteggiare. Occorre quindi organizzarsi e lavorare affinché termini come innovazione ed evoluzione creino le giuste condizioni,  per un territorio con un enorme potenziale come quello salentino, per vincere le sfide del futuro.