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Incontriamo Luciano Pignataro, il blog del vino

02/04/2013
Luciano Pignataro, classe 1957, laureato in filosofia, giornalista professionista, è caposervizio al Mattino di Napoli dal 1995 cura la più antica rubrica sul vino tra i quotidiani italiani. Ha scritto numerose guide sui vini della Campania e della Basilicata, un libro sulle Ricette del Cilento, e, con la Newton Compton, ha pubblicato "La Cucina di Mare Napoletana", "I Dolci Napoletani" e "101 Vini da bere almeno una volta nella vita".
Ha scritto articoli per Cucina e Vini, Civiltà del Bere, il Corriere Vinicola e altre riviste di settore. Dal 1998 è collaboratore della Guida Ristoranti Espresso e da due edizioni è nel Comitato Direttivo mentre, dopo aver coordinato tre edizioni della Guida Vini Buoni d'Italia con il Touring Club è responsabile dal 2010 Basilicata-Calabria e Campania della Guida Slow Wine. Dal 2004 ha aperto il blog www.lucianopignataro.it, uno dei più cliccati del settore enogastronomico in Italia. L'interesse principale della sua attività è stata la mappatura del mondo del vino meridionale, a cui sino a qualche hanno fa era riservato poco spazio nelle guide per allargare gli interessi alla gastronomia italiana e napoletana. E' stato membro di numerose commissioni ai concorsi enologici e gastronomici. Come blog ha editato la prima Guida alle migliori Pizzerie di Napoli e della Campania per iPad e iPhone. Nel 2008 ha vinto il Premio Veronelli come miglior giornalista italiano.

Cominciamo dall'inizio. Qual è stato il tuo primo approccio al vino?
Come per tutti gli italiani, è stato un approccio naturale a cui si approda sin da ragazzo in casa. Con gli amici le prime bevute, poi il corso di sommelier di un mio compagno di scuola ha iniziato a cambiare le prospettive e ho iniziato a seguirlo per il giornale a partire dal 1994 perché già mi occupavo della pagina agricoltura. Da quel momento è stata un impegno fisso professionale e di passione.

Quando hai capito che stavi facendo un mestiere di successo, che la gente e non solo gli addetti ai lavori, ti seguiva con attenzione?
L’ho capito quando alcuni colleghi hanno tentato di farmi le scarpe. Nei primi anni nessuno prestava attenzione a questo settore, poi, improvvisamente, da una decina di anni a questa parte, molti hanno provato ad inserirsi in un modo o nell’altro nel quotidiano. Il successo di pubblico in Campania parte subito perché scrivo e lavoro per il primo quotidiano del Sud. A livello nazionale arriva con internet intorno al 2007 e con il premio Veronelli del 2008: guide vendute, migliaia di visite al blog e tante critiche. Ma più sei criticato, più vuol dire che stai al centro di un settore, basta farci l’abitudine e capire soprattutto quali sono le critiche fondate da prendere in considerazione se si vuole restare primi. Infatti la competizione spinge ad aggiornarsi, è inutile perdere tempo a rispondere, bisogna stare sempre concentrati sull’obiettivo, sul progetto, e andare avanti con il lavoro. Questo è l’unico modo per raggungere ma soprattutto conservare una posizione di riferimento in un settore.

Il tuo blog www.lucianopignataro.it WineBlog, è stato tra i precursori nell’ambito del food&wine ed è tra i più cliccati in Italia in questo settore, quali sono i segreti del tuo successo?
Il segreto è molto semplice: fare il mestiere di giornalista con uno strumento diverso. Quindi vuol dire non partire da se stessi, come fanno la stragrande maggioranza dei blogger che usano solo il primo pronome singolare, ma fornire un motivo valido, utile e divertente per essere lettu da chi non ti conosce. Il secondo aspetto è l’adesione alla territorialità, raccontare il Sud che non è mai stato analizzato a fondo, spiegarlo, scoprirlo: questa è la chiave che porta molti a identificarsi con il blog. Certo, fa molto più figo occuparsi di Borgogna, Alsazia, Piemonte e altro. Ma credo che quei territori hanno già chi li racconta da decenni. Se lo fai per passione ha un senso, ma se è il tuo lavoro devi occuparti con professionalità del progetto, dalla mattina alla sera, ogni giorno, tutto l’anno. L’editoria cartacea ha sempre penalizzato il Mezzogiorno perché si pubblica quasi tutto al Nord, con internet si è aperta una possibilità fantastica per ciascun territorio, a patto di raccontarlo non con campanilismo, ma con passione e al tempo stesso con il senso della misura rispetto al contesto in cui è inserito.

I blog, e più in generale la rete, sono un elemento positivo a prescindere o hanno, a tuo giudizio, dei punti critici? Se , quali?
I blog hanno l’enorme vantaggio di annullare lo spazio e i costi. Il lettore poi sa distinguere le firme e i luoghi della rete. Come tutti gli strumenti di comunicazione, non deve diventare un feticcio, il fine. Un cellulare non è buono o cattivo, dipende da come lo si usa. Così anche la rete. Sicuramente un punto critico è l’esaltazione dell’individualismo, io lo chiamo effetto Taxi Driver: spesso con questa arma in mano persone labili psicologicamente si sentono invincibili e autorizzati a colpire chi lavora senza rispetto per la fatica e i sacrifici delle famiglie impegnate in agricoltura. Un altro punto debole è la mancanza di approfondimento, di specializzazione, prima si sparano fatti non verificati, poi ci si preoccupa di verificare se è vero.

Il mondo del vino è pieno di uomini che puntualizzano, cercando non tanto di dimostrare la validità delle loro tesi, quanto di screditare quelle altrui. E’ diffusa l’opinione che molti blogger siano incompetenti, ‘improvvisati’, così si moltiplicano gli interventi polemici presenti nelle pubblicazioni specializzate e nei siti internet, come mai l'ambiente dell'enogastronomia è diventato così litigioso?
Internet abbatte le barriere e nelle persone ignoranti crea un effetto maldestro di perdita della misura, del senso della distanza. Un po’ come quando gioca la nazionale in cui ognuno sa cosa deve fare l’allenatore, con un particolare: quello è in campo e decide, tu stai in tv a criticare. La litigiosità fa parte di tutti i settori, non è presente solo in quello gastronomico. Certo, non dimentichiamo anche l’aspetto economico: alcuni campano promettendo recensioni e alterando il giusto equilibrio che ci deve essere tra critica e oggetto della critica. Per non parlare poi degli enotecari che si trasformano in critici. Piccoli conflitti di interesse su cui non si punta mai il dito abbastanza. A Napoli si dice: acquaiolo, com’è la tua acqua? Fresca! Ossia, ciò che si vende è sempre buono e magari chi non ha accettato le tue condizioni finisce per fare vino cattivo. Sono solo alcune delle distorsioni a cui abbiamo assistito in questi anni. Spesso, infine, si ripetono le stesse cose che si imputavano al mondo della carta, come fare pubblicità occulta non dichiarata.

Ogni anno in concomitanza con l’uscita delle guide del settore enogastronomico si riaccende la contrapposizione tra “vecchie” guide di carta e “nuove” tendenze in rete. Se la guida di carta soffre la capacità della rete di essere aggiornata, internet non ha ancora acquisito la credibilità e, forse, l’autorevolezza della stampa. Tu quale futuro vedi per questi due ‘canali’ ?
Le guide esisteranno sempre perché non c’è altro modo per passare al setaccio l’intera produzione italiana se non l’organizzazione di commissioni che degustano l’annata. Probabilmente lasceranno la carta per trasferirsi in app o qualcosa di simile. Ma il percorso di un blog solitario e competente non potrà mai sostituire la guida. Rispetto al passato il vantaggio è che hanno perso il monopolio di opinione, e questo è molto positivo sia per i produttori, che si deovno concentrare più sul vino che sulle relazioni, sia per chi scrive perché in qualsiasi momento si può essere impallinati per una inesattezza scritta.

Tu conosci perfettamente il Sud enoico. Puoi fare un quadro di paragone con il resto d'Italia, in particolare, quale è stato il ruolo del Sud nella rinascita del vino italiano?
La viticoltura è nata al Sud, ma il vino buono l’hanno imparato a fare al Nord proprio per le condizioni più difficili. Oggi il Mezzogiorno gioca bene la sua partita, molti territori non hanno nulla da invidiare al resto del mondo, penso all’Irpinia e all’Etna soprattutto. Diciamo che si perde la partita quando si rinuncia ad essere se stessi e si imitano modelli che non ci appartengono. Come quando negli anni ’90 si è prodotto il vino morbido e rotondo di stile toscano e si sono inseriti vitigni internazionali che non sempre hanno giocato un ruolo positivo. Oggi il Sud è la carta di riserva del vino italiano, una porta ulteriore che si apre e dove ci sono tanti mondi da scoprire. Purtroppo non fa parte della mentalità meridionale la precisione e l’associazionismo, ma l’esperienza sta dimostrando che l’alternativa all’individualismo è la morte aziendale e dei territori.

Bianco, Rosato, Rosso: cosa beve Luciano Pignataro?
Dipende molto dalle circostanze. Con i bianchi sono abbastanza orientato su quelli salati e secchi. Il Fiano di Avellino è sicuramente uno dei migliori bianchi del mondo. Per il rosato bevo decisamente Salento mentre per il rosso dipende: in compagnia vini di buona beva come il Dolcetto , il Piedirosso, il Rouché, il Perricone. Sul tempo lungo Aglianico, Nerello Mascalese Nebbiolo e Gaglioppo, sui piatti strutturati il Primitivo.

ALCEO Salentino è anche portavoce del vino che è divenuto negli ultimi tempi orgoglio e vanto di un'intera regione, il Primitivo di Manduria. L’evento Tre per Tre:  Primitivo Falerno, Gioia del Colle e Manduria confronto incrociato lo scorso maggio a Caserta, fortemente voluto da te e da Nicola Campanile - patròn di Radici del Sud - ha ospitato, in rappresentanza del Primitivo di Manduria, SONETTO l'ultimo nato di 'casa' Consorzio Produttori Vini. Cosa rappresenta oggi il Primitivo di Manduria?
Il Primitivo di Manduria è la possibilità di bere il Sud in purezza. E’ un vino che deve imporre il proprio modello attraverso il raggiungimento del giusto equilibrio tra dolcezza di frutto e spinta acida. Questa deve essere sempre presente, perché la freschezza sta al vino come lo scheletro all’uomo: lo tiene in piedi e lo fa camminare.

Consuetudine vuole che l'ultima domanda sia la seguente: cos'è il vino per Luciano Pignataro?
Il vino è viaggio: nella testa degli uomini che lo bevono e nei territori dove si coltiva