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Imminente il riconoscimento ufficiale di un antico vitigno minore pugliese: il Minutolo

01/03/2010
Il recupero e la valorizzazione dei vitigni autoctoni si fonda, oltre che su considerazioni di ordine etico, soprattutto su ragioni di opportunità economica. Salvaguardare il germoplasma viticolo e tramandare la biodiversità, frutto del secolare lavoro dei nostri avi nelle vigne, rappresentano un obbligo morale nei confronti delle future generazioni. Allo stesso tempo, alcuni vitigni minori e talvolta in via di scomparsa si prestano a nuove produzioni enologiche, che arricchiscono la gamma dell’offerta e assicurano, attraverso la collocazione in mercati di nicchia, una maggiore remuneratività.

In considerazione dell’attuale internazionalizzazione e globalizzazione nel mondo del vino, la ricchezza del germoplasma viticolo autoctono, patrimonio esclusivo dei paesi mediterranei, rappresenta infatti un vantaggio competitivo nei confronti dei nuovi produttori mondiali; lo stretto legame di questi vitigni con il territorio è alla base di innovative e vincenti strategie integrate di sviluppo rurale (agriturismo, turismo enogastronomico).

Quanto detto è riscontrabile per il Minutolo, antica varietà aromatica tipica della Valle d’Itria, interessata da azioni di valorizzazione che hanno recentemente stimolato il recupero ed il ritorno in coltura (circa 20 ettari di vigneti monovarietali impiantati in pochi anni), sostenuto il prezzo delle uve (doppio rispetto al prezzo di tutte le altre uve bianche pugliesi), suscitato un grande interesse tra i consumatori.

Più in generale, l’intero contesto vitivinicolo pugliese è in profonda evoluzione con una graduale riconversione della base ampelografica a favore di vitigni locali autoctoni. I dati sul “Vigneto Puglia” indicano che, tra i primi dieci vitigni coltivati, 3 rossi (Negroamaro, Primitivo, Uva di Troia) ed un bianco (Verdeca b.) sono autoctoni e soprattutto che 25 vitigni autoctoni hanno raggiunto quota 39.000 ettari, quasi il 40% della superficie regionale complessiva. Nell’ambito del germoplasma autoctono figurano vitigni minori (Minutolo, Marchione, Maruggio, Palumbo, Somarello rosso, etc.) non ancora iscritti al Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite, per i quali non è quindi possibile indicare il nome in etichetta, non essendo ufficialmente autorizzata la coltivazione sul territorio nazionale.

Il Minutolo è coltivato da tempo remoto nella Valle d’Itria e negli immediati dintorni, su un territorio che abbraccia comuni di diverse province (Bari, Brindisi e Taranto), dov’è conosciuto come Fiano, Fianello della Valle d’Itria e Moscatellina (Jatta, 1889), o se vogliamo Fiano aromatico o pugliese per distinguerlo dal più famoso omonimo Fiano bianco o di Avellino (Fig. 1). Oltre che dal punto di vista ampelografica anche dal punto di vista tecnologico i due “Fiani” sono completamente differenti come dimostra la spiccata aromaticità di quello pugliese (Gallone, 1993) vitigno del tutto particolare che, seppur appartenente alla grande famiglia dei moscati, è geneticamente autonomo; le differenze tra i “Fiani” sono dimostrate dai rilievi ampelografici, fenologici e agronomici, nonché confermate dalle analisi del DNA con marcatori microsatellite o SSR (Simple Sequence Repeats). Attualmente solo il Fiano campano è registrato sul Catalogo Nazionale, ma a breve lo sarà anche quello pugliese, sotto il nome di Minutolo (sinonimo Moscatellina), grazie al lavoro di caratterizzazione condotto dall’Università degli Studi di Bari, dell’Istituto di Virologia Vegetale del CNR e del Centro Ricerche “Basile Caramia”. Oltre che alla registrazione e quindi al riconoscimento ufficiale del Minutolo, già impiegato con successo negli uvaggi della produzione dei vini DOC Locorotondo e Martina Franca, il ventennale lavoro di selezione clonale e sanitaria in terra pugliese mira all’omologazione di cloni rappresentativi della biodiversità riscontrata sul territorio, agronomicamente validi e sanitariamente migliorati.

La selezione ha permesso il recupero di circa 60 accessioni di Minutolo che, studiate nei campi collezione del germoplasma viticolo del CRSA “Basile Caramia” a Locorotondo, hanno confermato differenze clonali significative e quindi una elevata variabilità intravarietale riveniente dal secolare adattamento del vitigno in terra pugliese.
Nonostante l’accuratezza della selezione, alle analisi di laboratorio le piante sono risultate infette ad uno o più virus dannosi, rendendo necessario il trattamento di risanamento condotto per 16 accessioni. Quattro selezioni risanate di Minutolo, che chiamiamo candidati cloni, sono stati introdotti in campo di confronto/omologazione, insieme a popolazioni standard di confronto della medesima varietà. Ultimati i rilievi ufficiali (fenologici, ampelografici, morfometrici, produttivi ed enologici), nell’agosto 2009, insieme alla richiesta di registrazione del vitigno al Registro Nazionale, sono state inviate alla competente Commissione Ministeriale le richieste di omologazione dei primi due cloni (Minutolo CRSA – Regione Puglia B7 e B11) risultati differenti dal punto di vista produttivo e tecnologico.

Il candidato clone B7 è risultato meno fertile e produttivo, ma qualitativamente molto valido (minore compattezza dei grappoli, ridotta suscettibilità a marciumi, maggior contenuto in zuccheri, aroma più intenso di pesca e albicocca). Il c.c. B11, più simile allo standard varietale, presenta maggiore produttività, acidità più elevata ed un aroma con note fruttate più tenui e note erbacee più consistenti. Il primo clone sembra adattarsi meglio alla produzione di vini aromatici e passiti, mentre il secondo, in virtù della maggiore freschezza, appare più idoneo alla spumantizzazione ed alla produzione di vini bianchi secchi.
Nel complesso le potenzialità enologiche del Minutolo, come dimostrato dalle prove sperimentali condotte dal CRSA (Fig. 3), sono molteplici prestandosi alla preparazione di vini bianchi secchi o abboccati, vini spumanti, vini passiti e distillati.

La registrazione del Minutolo, primo di una serie di vitigni minori pugliesi oggetto di studio e valorizzazione, consentirà, dissipando la confusione generata dall’omonimia a livello vivaistico, produttivo e commerciale, l'uso legittimo di un nome storicamente verificato e realmente utilizzato nella pratica. Il riconoscimento ufficiale dei vitigni minori permetterà di incrementare le potenzialità enologiche del territorio arricchendo la gamma di vini tipici sul mercato soprattutto in riferimento a prodotti attualmente deficitari come i vini bianchi, gli spumanti ed i passiti. Inoltre, l’omologazione dei primi due cloni di Minutolo e la disponibilità di materiale di propagazione certificato consentiranno la costituzione di nuovi impianti ed il miglioramento qualitativo delle uve e dei vini.

Riferimenti bibliografici
Jatta A., 1889. “Notizia sommaria delle varietà di Viti coltivate nelle Puglie”, Estratto dall'Annuario 1987 della R. Cantina Sperimentale di Barletta, pp-1-26.
Gallone F., 1993. Profilo aromatico del Fiano di Puglia. Enotecnica (1-2), pp. 75-78.
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