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Culture - Alceo Luglio 2005

25/01/2011
Esordio al fulmicotone per Giuse Alemanno, scrittore manduriano alla sua prima, vera prova letteraria che ci regala una robusta storia dal ritmo incalzante del tutto estranea a quel minimalismo ombelicale tutto italiano (ancora meglio: scevra da qualsiasi rigurgito nostalgico tanto caro alla narrativa meridiana). Qui i modelli di riferimento sono diversi, e tutti evidentemente di grossa levatura (dai nostri veristi ai grandi scrittori russi - rivisti però attraverso una sensibilità che attinge da fonti che spaziano dal fumetto grottesco all’epica stracciona di Sergio Leone). Terra Nera è la storia di un cafone del sud, Nino, disposto a qualsiasi compromesso pur di risalire la china e diventare un ‘galantuomo’ in un Mezzogiorno senza spazio e senza tempo dove polvere, sangue e sudore assurgono lentamente a veri protagonisti della vicenda. Se stile e linguaggio sono davvero eccellenti, denotando da parte dell’autore una notevole percezione dei tempi del parlato, andrebbe forse segnalato l’eccessivo dilungarsi nella parte centrale del romanzo dell’enunciazione dei concetti cardine dell’anarchismo attraverso un personaggio (Bruttacapa alias Enrico Malatesta) la cui didascalica verve nulla aggiunge - e anzi toglie - all’evolversi degli eventi. L’intromissione dell’autore nella narrazione, poi, se qua e là risulta sostanzialmente equilibrata e persino appropriatamente sardonica, in altri punti appare lievemente forzata, quasi che Alemanno, disegnando la minuziosa scenografia per la propria storia, non sia talvolta riuscito a frenare la sua proverbiale vis polemica. (O. Dim.)


PIERO MARANTI - Studio Shock (Bologna)
Durante i frenetici anni Ottanta (un millennio fa) il fumetto riuscì a innestare attorno a sé una aurea di pacato intellettualismo che contribuì in breve a fargli perdere, nell’immaginario popolare, quella patina di sufficente leggerezza con cui sino a quel momento i tromboni della critica ufficiale lo avevano guardato: artisti come Moebius, Caza e Druillet scardinarono dalla mentalità dei lettori l’idea che le tavole disegnate fossero «roba da bambini» e consegnarono ai posteri opere che - passando per Andrea Pazienza e Tanino Liberatore in Italia - sono a tutt’oggi veri e propri modelli di riferimento. A questi - ed al nuovo filone manga proveniente dal Giappone - si rifà il lavoro di Piero Maranti, salentino (è nato a Copertino) trapiantato a Bologna che nella vita si occupa di fumetti collaborando a importanti testate di critica (come Fumo di China e Taboo) ma che, soprattutto, è autore di meravigliose gigantografie ispirate alla migliore arte sequenziale, scene disegnate con semplice idropittura che alcuni dei locali più trend del capoluogo emiliano hanno adottato e che stanno lentamente diventato un prodotto di culto tra gli esperti del settore.
La fantascienza più spinta, le prospettive più scorciate sono la caratteristica delle sue tele, vere e proprie opere tematiche reperibili presso la galleria itinerante Studio Shock (a breve in esposizione a Lecce - salvo impedimenti burocratici, s’intende!).