Sei in: 

A cena con messieurs Flaceliére

01/11/2005
Alceo Salentino ha incontrato per voi un famoso enogastronomo de Le Figarò che passa le vacanze nelle campagne torresi...

Una delle maggiori problematiche estive è sicuramente la scelta del posto in cui recarsi per staccare la spina dal tran tran quotidiano e lavorativo. C’è chi sogna luoghi esotici e avventure mozzafiato, chi trasloca con la famiglia nelle case di villeggiatura al mare o in montagna e chi adora invece la riservatezza e la tranquillità che solo gli splendidi complessi masserizi pugliesi sanno offrire.
Tra questi ve n’è uno in particolare, situato nelle campagne torresi, che, ristrutturato nel rispetto della originaria destinazione, ha mantenuto integro lo spirito agro-pastorale che lo ha caratterizzato da sempre e che solo per caso è divenuto meta privilegiata da personaggi importanti che amano (per quello che gli può essere consentito) godere almeno per qualche giorno di assoluta privacy.
E così, come in uno dei più intricati arabeschi del destino, succede che in questo luogo situato al confine delle terre del Primitivo di Manduria e di proprietà di una coppia che il buon vino sa come produrlo, giunga in maniera del tutto casuale Christian Flaceliere eno giornalista di le Figarò Magazine et le Figarò con moglie e figli al seguito per godersi una settimana di meritato relax.
Il desiderio di intraprendere una discussione enologica con chi scrive da anni e ai massimi livelli mondiali di vino è irresistibile, tanto più visto il tradizionale riserbo e nazionalismo che si suole attribuire ai francesi quando si tocca questo argomento. E così, lasciato agli ospiti il tempo necessario ad ambientarsi, li invitiamo una sera a cena per farli assaporare quella tradizionale ospitalità, prerogativa della gente salentina. L’invito viene accolto con entusiasmo e tra una portata ed un'altra, scopriamo immediatamente l’occhio attento dei nostri ospiti, che in pochi giorni hanno già fotografato la Puglia per quel che è: terra affascinante ed ancora naturale, ma come ogni regione del mondo con le sue luci e le sue ombre. Christian e Bernadette, sua moglie, sono rimasti ammaliati dalle nostre campagne, con distese quasi sconfinate di ulivi secolari, vigneti vigorosi, muretti a secco e sparse qua e là masserie abbandonate che inducono ad immaginare un passato ricco di lavoro, vita, benessere. Indiscutibile la bellezza del mar Jonio, con le sue coste rocciose alternate a spiagge dorate di sabbia finissima, per non parlare delle opere d’arte in città come Otranto, Lecce o di piccoli gioielli nascosti come il Museo Ribezzi - Petrosillo a Latiano ed il Museo del Primitivo a Manduria. Purtroppo, non hanno potuto far a meno di notare anche l’incuria di molti paesi, le difficoltà nel comunicare e nel percorrere strade troppo spesso prive di segnaletica.

Comunque Christian ci racconta che è pienamente soddisfatto della scelta fatta, perché desiderava da tempo conoscere la Puglia dal di dentro, scoprirne la sua intima essenza ed è per questo che ha risposto all’offerta di una dependance in una privatissima masseria pugliese e non si è limitato alla semplice vacanza sul mare. Era certo che qui, lui e la sua famiglia avrebbero potuto respirare gli autentici profumi del Salento, vivere un’esperienza genuina, lontano, ma non troppo dalle caotiche strade della litoranea. Naturalmente, da studioso di vini e vitigni non si è fatto sfuggire l’occasione di perlustrare in incognito alcune aziende e cantine della zona e tra quelle che più lo hanno colpito ci parla del Consorzio Produttori Vini di Manduria: «l’aver inserito la degustazione dei vini all’interno del Museo del Primitivo la ritengo senz’altro una scelta vincente ed intelligente. Si consente infatti all’utente di avvicinarsi alla conoscenza della bottiglia, già incuriositi da quella conoscenza più ampia ed immediata che il Museo offre grazie all’esposizione di antichi strumenti di vinificazione e trasporto delle uve, attraverso i quali si ha la percezione della fatica, del sudore e dell’orgoglio di uomini semplici che in fondo credo, non siano cambiati poi molto. Nel degustare i vini ne ho percepito una grande personalità ed alcuni di essi li posso definire vini di grande struttura capaci di assorbire i profumi del legno delle botti senza esserne prevaricati come l’Elegia».
Da vero appassionato di questo affascinante mondo si sofferma poi a descrivere la non felice situazione che la Francia e molti altri paesi produttori come l’Italia stanno attraversando a causa della lenta, ma costante diminuzione dei consumi e dell’agguerrita concorrenza di nuove forze produttrici.
Ce ne parla con grande obiettività e la serietà di chi da anni osserva il fenomeno con attenzione profonda - tanto da catturare l’interesse degli astanti.
«Le multinazionali del young - beverage hanno conquistato quote importante tra i giovani e quel che è peggio stanno piano piano assuefacendo al gusto del dolce il palato dei ragazzi con bevande ricche di coloranti e zuccheri e dal basso contenuto alcolico. Inoltre alcune case farmaceutiche insistono sulla nocività del vino allo scopo di far aumentare il consumo di antidepressivi. E sì, perché, per chi non lo sapesse, il vino è un ottimo antidepressivo (se assunto naturalmente nelle giuste dosi), è una medicina naturale che l’uomo ha da millenni a propria disposizione per migliorare la propria qualità di vita ed è oggi oggetto di attacchi per degli squallidi interessi economici. Per superare la crisi comunque non basta ancorare in maniera indissolubile un vitigno autoctono al proprio territorio (come è stato fatto in Francia dove è inimmaginabile l’introduzione di vitigni diversi in un territorio tipico), ma bisogna investire maggiori energie per trasformare il vino da prodotto dell’agricoltura in prodotto della cultura. In Spagna ad esempio la produzione vitivinicola è già sotto la direzione del ministero della cultura.
E’ questa la strada da seguire affinché il legame di un prodotto tanto antico, quanto nobile e naturale qual è il vino, con il proprio territorio e le tradizioni tipiche che lo caratterizzano, venga specificato, approfondito e valorizzato nel suo massimo.» Ho scoperto quella sera delle persone veramente affabili e cordiali con cui si vorrebbe disquisire fino all’alba e godere ancora per qualche ora della frescura notturna prima del torrido sole di agosto; spero vivamente che la magia della Masseria Bellamarina abbia conquistato la famiglia Flaceliere perché saremmo onorati di averli ancora qui come nostri graditi ospiti.