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Celestina, scampoli di dolce vita a base di Primitivo

01/07/2005
Questa volta Alceo Salentino ci conduce nella città eterna, dove ogni scorcio traspira di storia ed ammalia con il suo fascino il visitatore, sia esso un habitué dei viaggi capitolini o il giapponese di turno con il suo immancabile corredo digitale. Le parole si sprecano quando si parla di Roma e di quanto il mondo intero debba ad una città che in XXX secoli di storia è stata simbolo di tutto: cultura-politica-moda-divertimento-cibo. Per restare in tema enogastronomico, la tradizione culinaria di Roma vanta una ricchezza e varietà a volte mitica: dai banchetti di Trimalcione nel Satyricon di Petronio Arbitro alle ricette di Apicio nel “De Re conquinaria” passando per la comunità ebraica presente a Roma prima della nascita di Cristo, o dagli usi dei popoli italici con la loro cucina povera basata sulla pastorizia, la coltivazione e la pesca. Senza dimenticare gli etruschi, i refettori medievali, i prodotti provenienti dall’America, gli innesti dovuti alle varie invasioni…
Ma cos’è oggi la cucina romanesca “casereccia”?
L’abbiamo chiesto ad uno dei ristoranti più conosciuti a Roma, non fosse altro che è spesso frequentato da vip come Costanzo, De Filippi, Sofia Loren e da personaggi dello star-system holliwoodiano come Gorge Clooney. A due passi dall’Auditorium, nel cuore del quartiere Parioli, sorge Celestina, ristorante storico per gli abitanti del quartiere. Da circa 50 anni Celestina padroneggia i pranzi, le cene e le ricorrenze degli abitanti della zona e simboleggia nell’immaginario delle vecchie e delle nuove generazioni la tradizione, la genuinità e l’accoglienza.
Da osteria della Stazione dell’Acqua Acetosa divenne poi, locale alla moda negli anni ’60 per poi decadere negli anni ’80 fino a questa nuova gestione in piedi da 8 anni (è stato acquistato da due noti produttori cinematografici) con la quale il locale ha ritrovato i fasti del passato.
Infatti, oggi, il locale è di nuovo meta del bel mondo dello spettacolo, della politica e dello sport, oltre che consueta meta delle famiglie del quartiere che si riuniscono qui (nonne e bisnonne comprese) per il pranzo domenicale. Non è assolutamente un locale snob, camerieri e gestori sono affabili e sempre sorridenti e ti mettono a tuo agio anche se si va in jeans e scarpe da ginnastica, quando gli altri clienti magari sono tutti incravattati.
Si può scegliere di mangiare dentro o nella deliziosa veranda, protetta da una grande vetrata rispetto al marciapiede.
L’arredamento è di stile country, con molto legno naturale, tovaglie bianche e azzurre, fiori secchi e vasellame vario sui mobili alle pareti. Ma passiamo al menù: la cucina è al tempo stesso classica e genuina ed ha una varietà di pietanze che pochi altri possono vantare, il tutto accompagnato da una discreta ma ricercata carta dei vini, elaborata dall’ormai noto sommelier Guido Realacci in collaborazione con Veronica Brugnoli, che hanno cercato di ricoprire e rappresentare nella scelta delle etichette l’intero territorio nazionale, anche sperimentando prodotti di nicchia e novità come l’inserimento, quest’anno, del Primitivo di Manduria Doc Memoria, del Consorzio Produttori Vini, riscontrando un ottimo successo tra la clientela.
Tra le specialità della casa ricordiamo l’antipasto di prosciutto e mozzarella di bufala, la tagliata all’aceto balsamico o il filetto allo schioppettino, e poi i dolci tutti rigorosamente fatti in casa dal pasticcere Dante, tra cui spicca il tiramisù e la crostata di ricotta e cioccolato.
Un locale dove si vive un’esperienza attraverso il gusto e le frequentazioni.