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Anna Pesenti - il Vino, passione di donna...

01/11/2008
«...ma l'arte del buon bere l'ho imparata con mio marito...»

Un anno or’sono presentavo la rubrica Uomini diVini e, malgrado il titolo di ‘genere’, spiegavo fosse dedicata “agli Uomini e alle Donne che sono impegnati nella ricerca e promozione del Vino”.
Orbene, dopo aver incontrato tre grandi protagonisti maschili del mondo enoico, ospitiamo in questo numero Anna Pesenti, sarà la portavoce di oltre ottocento donne, l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino che, in quest’anno che volge al termine, festeggia il Ventennale della sua costituzione. Responsabile Ufficio Stampa e tra le fondatrici dell’Associazione, Anna è stata compagna di sempre di Vincenzo Buonassisi, il primo grande giornalista critico di enogastronomia (suo l’efficace intervento ne Dal "Merum" al Primitivo di Manduria, pubblicazione patrocinata dal Consorzio Produttori Vini, premio letterario Cesare Pavese nel 2005, ndr).

Mi riceve con una spumeggiante affabilità e squisita dolcezza nella sua casa a Milano dove, in ogni angolo, rivivono attraverso innumerevoli foto, attestati, quadri, oggetti, i momenti passati accanto a Vincenzo, il Buonassisi, come lo chiama lei. Insieme hanno ospitato migliaia di personaggi illustri della musica, della politica, dello spettacolo, dell’arte, della cultura.

Come nasce, Anna il legame con il vino?

Sono bergamasca di origine, nata a Brembilla, nella Val Taleggio, nella mia casa c’è sempre stato il vino. Inizialmente lo bevevo solo in occasione delle feste, nei pranzi di Natale, con soggezione perché le gote si arrossavano subito, ma è con il Buonassisi che ho imparato l’arte del buon bere. Cresciuto a Cerignola, legato alla terra pugliese, ha saputo col garbo e la cultura che lo contraddistingueva, iniziarmi prima agli spumanti poi ai vini bianchi, poi ai rosè, e così via. Ma nel mio DNA scorreva il piacere di conoscere il vino, per cui apprendevo come una scolara le preziose nozioni che mi trasmetteva, come anni prima aveva fatto mio padre. Col sottofondo delle arie famose tratte dalla Traviata o dalla Boheme, mio padre mi parlava degli autori e del loro legame col vino, così facendo conoscevo meglio il vino e le culture che sono dentro e dietro ad ogni tipo di vino.

Da astemia a Signora dell’enogastronomia accanto a Vincenzo Buonassisi...

La nostra casa è stata per anni non solo un luogo d’incontri, a cena in un anno si contavano fino a 700 Vip, ma anche fucina di idee: nascevano trasmissioni televisive, amicizie, grandi amori. Riuscivamo a proporre novità con poco, e sempre con i prodotti pugliesi che non mancavano mai nella nostra cucina: la ricotta askante, la burrata, le focacce, vari sott’oli… Ho imparato ad amalgamare bene i commensali come si fa con gli ingredienti, convivialità e voglia di sperimentare, e poi a tavola si è autentici, come lo sono i veri sapori.

Fino a promuovere lo Spumante italiano per 18 anni.

Dal 1974 al 1990, al fianco di grandi Presidenti come il Duca Denari, Antonio Carpenè, Piero Antinori ho promosso l’Istituto dello Spumante classico italiano. Ero l’unica donna tra 700 uomini che all’inizio mi guardavano con diffidenza, provenivo dal giornalismo della moda e dello spettacolo “cosa vuole questa?..”. Dopo, quando lo spumante classico è andato in tutto il mondo, arrivando sulle tavole più importanti, passando da 2 a 18 milioni di bottiglie vendute, hanno compreso che il lavoro di una donna vale.

Sorseggiando uno spumante Rosè, la sua passione, mentre fuori impazza un temporale, il ricordo della Puglia è davvero vivo in Anna. Racconta le pietanze come farebbe una pugliese doc, ripercorre così precisamente la preparazione di alcune pietanze come li scajezzuli, il purè di fave e verdura, che sembra di averli lì davanti, invitanti con tutto il loro profumo.

Ancora oggi molti miei amici sono pugliesi, da sempre il caro Al Bano. Anche qui a Milano, i miei rivenditori sono pugliesi, quasi tutti di Bisceglie. Il vino pugliese, il Primitivo in particolare, non è mai mancato nella nostra cantina assieme al Negroamaro ed al vino Rosè. Col Primitivo del tipo amabile ho sempre preparato la sangria, aggiungendo però dello spumante e quanto basta di brandy spagnolo. Ormai il buon vino si fa anche al sud, così corposo, e se ne sono accorti anche quelli del nord che hanno realizzato impianti di produzione vedi Antinori ed altri.

Il tuo ruolo nell’Associazione Le Donne del Vino?

Curo l’Ufficio Stampa e la Comunicazione dell’Associazione e sono tra le fondatrici della stessa, nel 1988 a Firenze, l’idea fu di una brillante produttrice toscana, Elisabetta Tognana. Ho sospeso per circa sei anni l’attività poi, sotto la presidenza dell’amica Pia Donata Berlucchi, ho ripreso i contatti e le amicizie nel mondo dell’enogastronomia, dai quali mi ero allontanata perché avevo scelto di stare accanto a mio marito. E’ un lavoro che amo tanto.
Quando è sorta l’associazione eravamo in ottanta, oggi siamo oltre ottocento socie, tutte impegnate nel mondo del vino: le produttrici, le enotecarie, le ristoratrici, le sommelier professioniste, e tutte quelle donne come le P.R. o le giornaliste enogastronomiche che rappresentano, interpretano, trasferiscono la cultura del vino nel senso più ampio. Gli scopi e le finalità dell’Associazione sono quelli di migliorare la conoscenza del vino attraverso tutti i canali, organizzando incontri, degustazioni, dibattiti tavole rotonde, viaggi studio, corsi d’aggiornamento, con particolare attenzione al mondo femminile. Tutto questo si svolge anche a livello territoriale con le Delegate Regionali (per la Puglia è la Manduriana Alessia Perrucci, n.d.r.). Ad esempio in Puglia, a novembre, la Delegazione pugliese organizza un bellissimo evento a Cassano delle Murge, San Martino e le Donne del Vino.

Venti anni di sodalizio per l’Associazione, cosa rappresentano per il mondo enologico?

E’ sicuramente un valore in più per il settore, uno dei più importanti dell’economia del Paese. L’associazione contribuisce con passione, innovazione, e tradizione a migliorare la competitività del vino italiano con la presenza delle donne lungo tutta la filiera enologica dal nord al sud dell’Italia. Insieme, Le Donne del Vino esaltano la ricchezza molteplice dell’Italia, ma anche affermano l’unità territoriale, e così le socie dimostrano l’orgoglio di appartenere ad un unico e straordinario Paese. La capacità di trasferire la cultura del vino in una donna è forse più spiccata, la donna prende per mano, con senso di maternità, la gestione della cantina o di tutto quello che circonda il vino, da apprezzare non solo come prodotto alimentare, ma come prodotto della cultura e della tradizione di un territorio.

Il numero di donne che gestiscono o che occupano ruoli chiave in aziende vinicole è cresciuto notevolmente negli ultimi tempi. Cosa ne pensi del vino ‘al femminile’?

Le donne lavorano da sempre nelle aziende vinicole e nell’ultimo decennio le loro capacità imprenditoriali sono state apprezzate anche perché la donna ama la qualità in tutti i suoi aspetti, da sempre.
Molte cantine oggi sono tutte al femminile, cosa che fino a pochi anni fa era impensabile, alcune hanno ereditato e gestiscono patrimoni ed aziende vitivinicole, in passato questi passaggi avvenivano sempre in linea maschile, e la maggior parte di esse sono in attivo. Quante oggi le enologhe, le agronome, professioni fino a qualche anno fa solo per uomini. La donna riesce a trarre cose positive anche da situazioni negative, è tosta e non si arrende facilmente. Mi piace ricordare le parole del prof. Andrea Rea, responsabile dell’Osservatorio del Vino della Bocconi che ha svolto una ricerca sull’imprenditoria italiana al femminile nell’ambito della produzione vinicola, “Le imprese al femminile hanno una percentuale di rischio fallimento inferiore rispetto a quelle maschili, perché difficilmente una donna fa il passo più lungo della gamba. Inoltre la donna ha ben sviluppata la cultura dell’accoglienza oggi così importante nel promuovere il vino, attraverso il luogo di produzione e il suo immaginario, visto che il vino è sempre più un elemento di life style, la sua leadership è condivisa e multipla, sapendo adeguarsi allo schema di gioco più funzionale nel momento contingente, la Donna utilizza la metafora musicale dell’Armonia, come capacità di arrivare ad un’orchestrazione perfetta anche in caso di dissonanze”.

Un mondo tutto al maschile in Italia è ancora quello della critica enologica, delle Guide di settore, degli opinion leader. Come mai non sono presenti nomi femminili?

Hai ragione, molte le socie che si occupano di comunicazione, scrivendo di vino, su quotidiani, riviste di settore, libri, come Antonella Bevilacqua, a Napoli, Antonella Millante in Puglia, ma ancora manca la voce autorevole al femminile. E’ un lembo del settore che ancora ci manca, ma sono certa ci arriveremo presto, le donne sanno fare.

Le donne si sono avvicinate al vino anche come prodotto di bellezza. Aumentano le SPA con trattamenti al vino, gli effetti benefici del vino rosso per la donna anche in menopausa, insomma il vino un alleato della salute delle donne?

Sicuramente il vino rosso ha molti effetti benefici se consumato moderatamente, specialmente per le donne: è un perfetto anti-invecchiante durante il periodo della menopausa, grazie alle caratteristiche chimiche contenute nelle uve. Il vino è poi un perfetto cosmetico che rende ancora più bella e più giovane la pelle femminile, sono ormai numerose le case di bellezza che hanno messo in commercio trattamenti detossinanti ispirati alla vinoterapia. Ancora un perfetto connubio tra donna e vino.

La tua opinione sui vini pugliesi e sul Primitivo di Manduria...

Oggi per fortuna i vini del sud, come quelli pugliesi si sono fatti strada anche all’estero. In America si trovano nei locali, fino a qualche anno no, la facevano da padroni solo i vini toscani. Il vino rosso lo bevo, preferibilmente fresco di cantina con alcuni formaggi, o cibi con sapori decisi. Il Primitivo è un vino che mi infonde allegria, serenità, pace interiore, oltre ai tanti ricordi della terra di Buonassisi. Si dovrebbe investire di più in promozione, farsi conoscere, è una terra con tante cose buone da offrire.

In una frase, cos’è per te il vino?

E’ il senso della vita. In un bicchiere di buon vino c’è la vita intera di un uomo. Osservalo, un bicchiere può raccontarti tante storie, basta stare ad ascoltarlo…