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Alla scoperta dell'Eden sommerso

01/07/2005
Viaggio nel meraviglioso parco naturale marino di Porto Cesareo: un paradiso che deve tutto (o quasi) alla volontà di un tenace professore... 

Ogni popolo è espressione  della sua terra, così come ogni territorio trae forza dall’amore delle sue genti per esso. Se solo si riuscisse a comprendere l’importanza di questo connubio, molte volte posto in secondo piano da fredde e spietate logiche di mercato e da amministrazioni poco lucide, si riuscirebbe a risollevare l’economia di molte aree, soprattutto meridionali, che solo da pochi anni cercano di scavare le loro radici e di valorizzarle perché fonte di ricchezza turistica.
Prima, però, di arrivare a costruire una coscienza collettiva, il destino di molti luoghi è legato a figure carismatiche che fanno da battistrada, che riescono a smuovere gli animi, a sciogliere il torpore dei comuni cittadini, grazie ad una smisurata passione per quel determinato luogo.
Se oggi Porto Cesareo, piccolo comune della provincia Leccese,  gioiello naturalistico della costa salentina, dispone di un’Area Marina Protetta, di una Stazione di Biologia Marina, di un Museo di Storia Naturale Marina e della Pesca, di una ricca Biblioteca e persino di laboratori multimediali aperti al pubblico, lo si deve principalmente alla volontà e alla tenacia di un uomo: il prof. Piero Parenzan (1902 – 1992) e al coraggio dei pochi eletti tuffatisi nel suo sogno.
Parenzan è stato senz’ombra di dubbio uno dei biologi marini e naturalisti più attivi ed importanti che l’Italia abbia mai avuto: nominato negli anni 30 Capo del Servizio Idrobiologico e Pesca del Governo Generale dell’Africa Orientale, giunse nel 1946 a Taranto, in qualità di direttore dell’Istituto Talassografico e nel 1967 fondò la Stazione di Biologia Marina di Porto Cesareo di cui ne è stato direttore ad vitam. Chi lo ha conosciuto, lo descrive come un omino asciutto e scattante, dall’eloquio inarrestabile e con un immenso amore per la natura e le sue meraviglie, pronto a stupirsi con gli occhi del ragazzino curioso di fronte ad ogni piccola scoperta.
L’unico rimpianto di Parenzan è stato, forse, proprio quello di non aver visto tramutarsi in realtà uno dei suoi sogni più ricorrenti: la realizzazione a Porto Cesareo di un’area marina protetta.
Il Professore confidava tanto in questo "progetto" e lo vedeva come una naturale appendice dell'attività scientifica della Stazione di Biologia Marina. In Puglia Marittima (Parenzan 1983) ne parla come di un qualcosa di già realizzato: "Aggregata alla Stazione è la Zona di protezione biologica di Torre Chianca, che racchiude, in una zona ristretta, una serie di ambienti del più alto interesse, assolutamente da proteggere". Anche se, in una nota a piè pagina, aggiunge che "La proposta per l'istituzione di questa zona di protezione si trascina da anni per colpa di … (biiiiiip)"!
Queste poche righe, oltre ad essere uno spaccato del carattere del Prof. Parenzan, introducono i motivi alla base dell'inserimento di quest’ area tra quelle di interesse naturalistico nazionale.
Nel corso dei suoi studi il Prof. aveva intuito le potenzialità racchiuse nel tratto di mare "che va da Torre Lapillo a Torre Inserraglio" tanto da fargli affermare con forza che quella zona fosse  "dal punto di vista naturalistico per la biologia marina, la più interessante di tutta la costa della penisola italiana" (Parenzan 1977). Era comunque ben conscio della necessità di conciliare le attività di tutela con quelle economiche e quindi aveva indicato la zona compresa tra Torre Chianca, l'Isola della Malva e l'Isola dei Conigli come "area che, poco interessando l'attività dei pescatori, racchiude tuttavia un campionario straordinario di aspetti biocenotici".
Le sue esortazioni a proteggere almeno questa piccola zona che costituisce un tratto di poco più di 6 km, hanno trovato ascolto solo nel 1997 quando con decreto del Ministero dell’Ambiente (12 Dicembre 1997) e dopo numerosi studi di fattibilità è stata istituita l’area marina protetta di Porto Cesareo, oggi gestita da un Consorzio di Enti Pubblici (Comune di Porto Cesareo, Comune di Nardò e Provincia di Lecce)e diretta dal dott. Paolo D’Ambrosio.
L’area marina protetta è il sogno dell’uomo che cerca l’Eden, un Eden sommerso da acque limpide e cristalline, popolato da forme di vita misteriose ed affascinanti, che si muovono tra una dozzina di ambienti diversi. I fondali si distinguono infatti tra quelli a fondo sabbioso, scogliera sommersa, fondo a sabbione grossolano conchiglifero, fondo "coralligeno" (a briozoi), fondo a Posidonia oceanica ecc.

Nel Decreto di Istituzione vengono indicate 3 zone o riserve (vedi mappa) in cui è suddivisa l’area oltre che i relativi regimi di tutela. Nella riserva integrale (zona A) è vietata ogni tipo di attività inclusa la navigazione, la balneazione e l’attività subacquea. Si tratta sicuramente di un ambiente unico per la sua variegata natura geologica, vegetativa e marina, quasi che i diversi elementi avessero deciso di cooperare spontaneamente per la salvaguardia dell’intero ecosistema.
Il litorale della riserva è frastagliato e vario: dalle spianate calcaree dei terrazzi si passa alle spiagge, dove le piante psammofiti preservano, grazie ad un tappeto di sottili radici ramificate l’integrità delle dune. Quest’ultime in perfetta sinergia con la prateria di Posidonia Oceanica svolgono un’efficace azione antierosiva.  Infatti mentre i cordoni di altissime dune( alcune raggiungono anche i 7 metri di altezza),  arginano in superficie gli effetti di asporto della sabbia causati dal vento, la prateria Posidonia smorza sott’acqua l’azione delle correnti marine.
La varietà del paesaggio terrestre si riflette, come in un gioco di specchi, anche nei fondali dell’area marina, tra i più diversificati dell’intero Mediterraneo dal punto di vista ecologico.
Nascosti tra le barriere coralligene  (costruzioni madreporiche dell’unica grande madrepora coloniale mediterranea: Cladocora Caespitosa), si aggirano spigole, cefali, orate ed ombrini, mentre nelle fenditure rocciose si muovono, numerosissimi giovani saraghi. A partire da 10-12 metri di profondità, da 500 metri fino a 5 miglia dalla costa c’è la prateria di Posidonia Oceanica che con il suo folto fogliame difende e nutre moltissime specie di pesci, soprattutto di pregio, tra i quali si distingue la triglia di scoglio, simbolo della cucina marinara di Porto Cesareo.
E’ facile, infine, incontrare negli anfratti sottocosta l’ippocampo, una di quelle creature marine bellissime e ricche di fascino per la sua presenza nei racconti degli antichi greci come animale scelto dagli dei per attraversare mari ed abissi.
Sono stati i primi sub, a cominciare da Salvatore Gabello (detto Sasà), autore di tutte le foto pubblicate nell’articolo, a descrivere e ad immortalare con i loro scatti, il rigoglio dei fondali, caratterizzati da un esplosione di colori e dalla sovrapposizione di spugne, entozoi, alghe coralline, che creano uno scenario di incomparabile bellezza soprattutto quando il sole rompe le barriere della superficie dell’acqua ed invade le decine di grotte marine presenti nella zona. 
Ad impreziosire, anche dal punto di vista archeologico, quest’area sono giunti negli anni 60 e 70 i ritrovamenti di monili fenici e di 5 colonne romane del II sec. d.C. a testimonianza di come questo tratto di mare, da tempi immemori sia sempre stato oggetto di meta o passaggio di naviganti.
Tra i nobili  intenti che hanno portato all’istituzione di quest’area, quello forse più importante e arduo da realizzare è di riuscire ad educare i cittadini ad aver  rispetto per l’ambiente, depauperato molte volte incautamente delle sue risorse, senza aver il minimo sentore delle nefaste conseguenze, anche sulla nostra vita.
Questo obiettivo viene perseguito a Porto Cesareo, con la promozione e lo sviluppo di nuove attività didattiche tra cui vanno ad inserirsi il Museo, la rivista Thalassia Salentina ed  percorsi subacquei, detti anche sentieri blu.  Tali percorsi permettono di studiare, mediante un continuo monitoraggio, l’evoluzione temporale delle comunità marine sottoposte a protezione e l’influenza che tali comunità hanno nella riconolizzazione dei fondali limitrofi.  Inoltre i sentieri blu, percorsi mediante lo snorkelling (cioè pinneggiando con maschera e boccaglio) o con particolari imbarcazioni a fondo trasparente, possono non solo concorrere a valorizzare l’attività turistica locale, ma soprattutto perseguire uno scopo educativo e di sensibilizzazione nei confronti della conoscenza e della tutela dell’ambiente marino.  
Soffermandosi sul tempo trascorso da quando il Prof. Parenzan ha iniziato a portare avanti l'idea della "Riserva Marina", potrebbe sembrare che con l'istituzione dell'Area gran parte del lavoro sia stato compiuto.
Invece, ora, comincia la parte più difficile, che è quella di far circolare l’idea dell’area marina come una ricchezza di cui tutti possono beneficiare, culturalmente ed economicamente.
Tra pochi giorni, dal comitato di gestione dell’area marina verrà attivato il progetto pilota del Pescaturismo(i pescatori verranno autorizzati a portare a bordo un certo numero di turisti a cui  illustreranno  le varie tecniche di pesca), che avrà sicuramente delle ripercussioni positive sull’ economia locale. Per non parlare poi delle numerose attività didattiche predisposte, grazie all’attivazione di convenzioni con scuole ed istituti di ricerca.
Finalmente i salentini stanno aprendo gli occhi di fronte ai tesori così generosamente elargiti da madre natura e così stupidamente ignorati o peggio ancora deturpati, per l’insana e ahimè diffusa abitudine dell’uomo, del “Cittadino”, di ritenersi esente da colpe quando si parla di danni ambientali e di difesa delle risorse naturali.
A questo punto non resta che sperare che tanti altri piccoli e ostinati Parenzan possano spiaggiarsi sui lidi salentini a difesa di quella moltitudine di bellezze paesaggistiche e naturalistiche di cui il Salento è ricco e che aspettano solo di essere adeguatamente valorizzate.   
Come amava ripetere il Prof. "non abbiamo ereditato la Terra dai nostri genitori, l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli."
Questo è il principio che dovrebbe guidare tutte le nostre attività e la creazione delle Aree Protette rappresenta un primo piccolo passo in questa direzione. Nel suo piccolo, la Riserva Marina di Porto Cesareo ha il compito di contribuire alla realizzazione di questo obiettivo, garantendo la "restituzione" ai nostri figli delle ricchezze naturalistiche che il Prof. Parenzan aveva per primo individuato.