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ALLA RICERCA DEL VITIGNO PERDUTO

05/09/2012
Finalmente il lungo lavoro di recupero, studio e caratterizzazione dei vitigni autoctoni minori pugliesi inizia a dare i suoi frutti. Il risultato più tangibile è la recente registrazione ufficiale al Catalogo nazionale, nella sezione vitigni ad uva da vino, di Antinello B., Marchione B., Maresco B., Minutolo B. e Somarello Rosso N. (D.M. 22 aprile 2011 pubblicato sulla G.U. luglio 2011), condizione indispensabile, alla luce della normativa comunitaria e nazionale, per la coltivazione sull’intero territorio italiano e soprattutto per l’indicazione del nome in etichetta. La registrazione, ottenuta sulla scorta della documentazione tecnica prodotta dal CRSA Basile Caramia, rappresenta il punto di partenza per tutte le successive tappe del processo di valorizzazione. Fa eccezione il Minutolo, già ampiamente descritto in un precedente articolo di Alceo Salentino (Marzo del 2010), il cui successo commerciale, testimoniato nel 2011 da ben 25 etichette sul mercato, ha preceduto anche l’ufficializzazione della registrazione. Per le altre quattro varietà è aperta la sfida alle imprese che vorranno pioneristicamente cimentarsi, partendo dalle indicazioni e dai dati raccolti dalle Istituzioni scientifiche, nel verificare e sfruttare il potenziale qualitativo e di tipicità dei vitigni.

Ad uso di produttori, enologi, tecnici, appassionati enofili e consumatori è utile fornire qualche cenno sulle peculiari caratteristiche dei vitigni e dei loro vini sperimentali affinché si possa promuoverne il nome, favorirne l’impianto in vigneti specializzati, l’eventuale inclusione nei disciplinari dei vini IGT e/o DOC regionali, la trasformazione in cantina nonché la conoscenza e la conseguente domanda sui mercati. Le maggiori speranze ed aspettative risiedono certamente nel Marchione e nel Maresco originari della Valle d’Itria che, sulla base della composizione chimica delle uve, danno ottimi vini base per l’ottenimento di spumanti da vitigni autoctoni. Entrambi caratterizzati dalla spiccata acidità dei mosti, caratteristica rara nelle varietà meridionali ma essenziale a conferire la necessaria freschezza agli spumanti, si differenziano per la componente aromatica e la produttività. Il Marchione, di colore rosa tenue alla maturazione, mediamente produttivo (4,5 kg/pianta) e con buona fertilità (1,4 grappoli/gemma), presenta interessantissime note aromatiche. Il Maresco, con bacca bianca e gusto/aroma tendenzialmente neutro, si caratterizza per l’elevata produttività (più di 6 kg/pianta) e grappoli di grandi dimensioni (fino a 600-700 grammi). Il Somarello rosso, originario della province di Bari e Foggia, desta sull’intensifiinvece interesse soprattutto per la componente colorante potendo affiancare, vinificato in rosso e non in rosato, i più importanti Negroamaro e Bombino nero altri vitigni autoctoni, per la produzione di vini bianchi tipici con una forte connotazione geografica. Per Minutolo e Somarello rosso, inoltre, la disponibilità dei primi tre cloni sanitariamente migliorati e certificati potrà contribuire a migliorare, attraverso l’impianto di nuovi vigneti specializzati, la qualità delle uve e la redditività degli impianti. (Per maggiori si possono consultare le schede varietali sul sito www.crsa.it).

Nei prossimi anni altre varietà minori seguiranno la stessa strada a cominciare dai vitigni bianchi come Santa Teresa, Uva della Scala, Minutolo rosa in fase di caratterizzazione ampelografica, genetica, sanitaria, produttiva e tecnologica in campo di confronto/omologazione.

Le previsioni sull’intensificazione del lavoro di recupero, studio e registrazione dei vitigni autoctoni minori si fondano sugli specifici finanziamenti della misura agro ambientale 214 (azioni 3 e 4), caparbiamente e coraggiosamente volute ed inserite dalla Regione Puglia nel Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013. Dopo il successo dell’azione 3, intesa a sostenere il mantenimento di antiche varietà a rischio di estinzione nelle aziende dei cosiddetti “Agricoltori Custodi”, è stato recentemente pubblicato il bando (azione 4a) per “Progetti integrati per la biodiversità”. Uno dei cinque progetti previsti riguarderà la vite e consentirà la ricerca storica, il recupero di antichi vitigni sul territorio, il mantenimento e l’allargamento delle collezioni di germoplasma esistenti, il miglioramento sanitario, lo studio e la caratterizzazione delle varietà autoctone, tutti presupposti necessari alla ripresa in coltivazione ed alla futura valorizzazione economica. Gli studi sulla bibliografia storica della seconda metà dell’800, ovvero prima dell’avvento della fillossera e la ricostituzione di tutti i vigneti regionali, hanno permesso di censire oltre 120 nomi di vitigni o presunti vitigni che mancano ancora all’appello nelle liste delle collezioni pugliesi; anche se molti di essi saranno realmente estinti ed altri si riveleranno sinonimi di varietà note, non tutto è perduto: il recente ritrovamento in agro di Manduria di una pianta di San Lorenzo, sinonimo dell’antico Negrodolce diffuso in tutto il Salento, lascia ben sperare nella possibilità di recuperare nuovo germoplasma di interesse ed allungare la lista dei vitigni pugliesi ufficialmente riconosciuti.