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Alceo Novembre 2007

La tigna sobbra la càpu malata

«La tigna sobbra la càpu malata», proverbio salentino, o «Piove sul bagnato: lagrime su sangue, sangue su lagrime», espressione di pascoliana memoria, ben si adattano alla  realtà che oggi sta vivendo il piccolo viticultore salentino. Le cantine sociali, suo punto di riferimento, sono, per la maggior parte, in difficoltà, soprattutto quelle che non hanno saputo adattarsi alle nuove necessità.
Il grande ritardo nel liquidare le uve ai propri soci e i prezzi vili (anche quelli del libero mercato) che non permettono una viticoltura sostenibile, stanno creando forte reoccupazione nel mondo contadino.
A chi, colto da scoramento, vorrebbe abbandonare e vendere i propri terreni, nonostante le quotazioni siano in caduta libera, si contrappone chi ha voglia di reagire, e, pronto a sopportare nuovi sacrifici, si avvicina maggiormente alla propria cooperativa spronandola ad attrezzarsi per stare al passo con i tempi.
In questo momento così difficile non solo per la viticoltura, ma per tutta l’agricoltura salentina, piovono ancora altre tegole sulla sua testa già dolente.
I legislatori hanno emanato nuove leggi più restrittive che regolamentano il mondo agricolo e potenziano gli organi di controllo. Ma queste leggi, giuste e consone ad un civiltà moderna ed evoluta, sono percorribili solo da aziende medio-grandi e non dai piccoli contadini a cui potrebbero dare il colpo di grazia. I “villani”, abituati al sudore e  alla fatica, riescono con sacrificio a condurre da soli i loro poderi e soltanto durante la vendemmia sono soliti organizzarsi con amici e parenti per uno scambievole aiuto. Sartine, studenti, casalinghe, pensionati, disoccupati sono (o meglio erano) pronti a dare una mano per raccogliere il lavoro di un anno nei tempi celeri richiesti. Soprattutto l’uva del Primitivo, appena raggiunta la maturazione ottimale, va subito vendemmiata perché condizioni climatiche avverse come la brina, l’umidità dei venti marini, le piogge settembrine, fanno subito deteriorare questa uva tanto preziosa quanto delicata. Per essi, poco avvezzi alla burocrazia, organizzare la raccolta rispettando le regole diventa difficile e troppo oneroso. Non è più percorribile l’aiuto reciproco, perchè gli eventuali collaboratori difficilmente posseggono i requisiti richiesti; anche per i parenti stretti (moglie, figli, ecc.) pare ci voglia l’iscrizione a qualche ente previdenziale per gli infortuni.
Anche attuare le nuove normative per la sicurezza, spesso complicate e non chiare, diventa poco agevole per il nostro piccolo agricoltore, ad esempio, la difficoltà di irrorare  manualmente, come necessita nella vigna condotta ad alberello, sotto la calura dei mesi estivi, bardati di tuta, casco o maschera.
Ed eludere la normativa è altamente rischioso; ora sono frequenti  i controlli di zelanti funzionari, che, talvolta, si servono perfino dell’elicottero per stanare chi non rispetta le regole.
Mi domando se tale oneroso spiegamento di forze sia opportuno e necessario. Le multe per i trasgressori possono superare addirittura il valore del raccolto.
Le sorti del Primitivo di Manduria e del Negroamaro, fonti vitali della nostra economia rurale, sono legate fortemente a questi piccoli agricoltori, perché con i loro vigneti, che difficilmente superano i due ettari, ne costituiscono la maggioranza. Molti, oltre che per passione, coltivano le loro terre per arrotondare i magri guadagni di altre attività.
Uomini di potere,
politici di tutte le categorie,
autorità,
funzionari e burocrati,
forze dell’ordine,
sindacati, ecc.,
aiutate a non far scomparire questo piccolo mondo, orgoglioso della sua terra e del proprio lavoro, ed evitate che  per sopravvivere si trasformi in una umanità rumorosa e questuante.

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