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Alceo Giugno 2012

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Una fulgida luce splende sul Primitivo di Manduria. L’amore e la dedizione corali verso il nostro nettare hanno cominciato a dare i loro frutti. È un grande onore che le Poste Italiane abbiano voluto dedicare un francobollo alla nostra nuova docg, tipologia “dolce naturale”, ritenendola degna di essere annoverata nel Gotha delle eccellenze gastronomiche del made in Italy. Anche la tiratura di un milione di esemplari è di tutto rilievo. Prestigiosi premi e riconoscimenti da tutte le parti del mondo dimostrano la lunga strada compiuta in poco di più di un decennio. Il mercato conferma il positivo andamento. Quanti prestigiosi risultati raggiunti in così pochi anni!

Negli anni novanta del secolo scorso si rischiò che la denominazione venisse cancellata, perché quasi tutti gli operatori del settore, attratti dalla più vantaggiosa sirena della distillazione di massa, dedicavano poca attenzione alla rivendicazione della denominazione, tanto da indurre la Camera di Commercio di Taranto a cassarla per scarso utilizzo. Fu salvata appena in tempo. Ci si è dotati di un Consorzio di Tutela con una prestigiosa sede, si è perfezionato il Disciplinare, introducendo anche una raffinata tipologia “riserva”, mentre quella “dolce naturale” è stata promossa docg. Ma il cielo non è completamente terso: si profilano nubi che proiettano ombre foriere di un domani difficile.

Per generare un vino impareggiabile come il nostro Primitivo di Manduria, in cui probabilmente la poetessa Saffo avrebbe rintracciato la nouvelle ambrosia, occorre dedicare particolari cure ai vitigni, perché essi producano un’uva delicata che, per esprimersi al meglio, richiede una amorevole e costante dedizione che solo i piccoli agricoltori possono dare, la meccanizzazione, infatti, non è realizzabile. Ma i piccoli artigiani, maestri e poeti delle loro vigne, rischiano di scomparire travolti da una repentina ed incalzante trasformazione della società civile che esige un profondo cambiamento, quasi epocale, nel modus operandi; perciò necessita un complesso adattamento della mentalità per affrontare una nuova vita lavorativa irta di nuove difficoltà. Dovranno affrontare una mentecatta burocrazia che li ha equiparati al mondo dell’industria e che ha posto nuove regole e balzelli difficilmente sopportabili per chi adotta la millenaria tradizione del sacrificio, non scevro di un mutuo ausilio, ma velata da una vena di anarchia. Dovranno scrollarsi di dosso quel fatalismo che li induce a demandare ad altri l’impegno per valorizzare il prodotto del loro sudore: retaggio forse di un millenario vassallaggio ancora non digerito?

Dovranno avere fiducia nelle loro forze e nel loro ingegno, per traghettarsi da piccolo “villano” a piccolo “agricoltore”, aggiornandosi per capire le esigenze del nuovo che avanza: solo in questo modo potranno adottare scelte e decisioni utili al loro benessere. Dovranno rinunciare a quella piccola furbizia del tornaconto personale a danno di altri, necessario probabilmente una volta per difendersi e sopravvivere.

Dovranno avere il coraggio di essere arbitri del proprio destino, scrollandosi di dosso i nuovi valvassori.

Dovranno non dimenticare mai che hanno una importante missione da compiere, continuare ad essere, attraverso il loro vino, degni ambasciatori, nel mondo della propria piccola patria.

Se i nostri piccoli agricoltori sapranno sopravvivere, sopravvivrà anche il nostro incomparabile Primitivo di Manduria DOC.

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